Sicurezza. Furlan: "La modifica dei decreti, un primo passo che rimette in primo piano la vita delle persone". Cgil, Cisl, Uil: "Un segnale di discontinuità politica che rimette al centro i diritti umani"

6 ottobre 2020- “Sul cambiamento dei decreti sicurezza era ora che finalmente il Governo si decidesse a fare delle modifiche. Era quello che la Cisl auspicava da tanto tempo. Ma questo è solo il primo passo ovviamente, dovranno esserne fatti degli altri: la legge Bossi Fini c’ è ancora con tutto quello che comporta e soprattutto siamo ancora lontani da quello ‘ius soli’ che come Cisl abbiamo tante volte chiesto per riconoscere la cittadinanza italiana a tanti bambini nati e cresciuti nel nostro paese". 

Così la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, a Verona a margine del Consiglio Generale della Cisl del Veneto, ha commentato la modifica annunciata dal Governo dei Decreti Sicurezza. (VIDEO). "Però non c’ è dubbio  - conclude - che è un primo passo per ritornare ad essere un paese che mette in primo piano la vita delle persone e poi tutto il resto”. 

"Il superamento dei decreti sicurezza è la notizia che stavamo aspettando" si legge in una nota congiunta diffusa da Cgil Cisl UIl che aggiungono: "In attesa di leggere il testo definitivo, questo decreto rappresenta un cambio di passo importante, un segnale di discontinuità politica che rimette al centro i diritti umani”. Così Cgil, Cisl, Uil commentano il via libera del Consiglio dei ministri al decreto sicurezza e immigrazione.

“Il Cdm, riscrivendo i decreti Salvini, ha ripristinato - sottolineano le tre Confederazioni - il soccorso delle vite in mare come obbligo costituzionale e internazionale, il divieto di espulsione e respingimento di chi nel suo Paese rischia torture o trattamenti disumani, riconosce la protezione speciale e il diritto ad essere accolti e integrati”.

Per Cgil, Cisl, Uil “occorre ora proseguire su questa strada, riconoscendo ad esempio la cittadinanza a chi nasce, cresce, studia e lavora nel nostro Paese. Si tratta - concludono - di giustizia sociale e soprattutto di buon senso” conclude la nota.

Stampa