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Atipici. Sindacati: “9 dicembre sciopero dei servizi pubblici”

Pubblicato il 2 Dic, 2020

Roma, 2 dicembre 2020. Dopo numerose manifestazioni e un importante sciopero nazionale del comparto della sanità del 24 luglio 2020, i lavoratori e le lavoratrici somministrate della Pubblica Amministrazione si mobilitano di nuovo e aderiscono allo sciopero proclamato da FP CISL, FP CGIL e UILFPL/PA per la giornata del 9 dicembre 2020.

I somministrati nella PA sono presenti nella sanità, nei servizi educativi, nell’assistenza ai cittadini, garantendo la loro salute, la loro sicurezza, e l’esercizio dei diritti.
Il loro è un contributo professionale insostituibile per la PA. Eppure, ancora oggi ci sono 170mila precari, tra cui molti lavoratrici e lavoratori somministrati che aspettano risposte. La pandemia ha evidenziato la debolezza del nostro sistema pubblico, vittima di tagli e blocchi del turn over.

I lavoratori somministrati della PA sono infatti penalizzati, perché rischiano, dopo anni di lavoro precario e dopo aver messo anche a repentaglio la propria salute, di sentirsi dire “grazie e arrivederci”, senza poter far valere nemmeno un giorno di anzianità.

Chiediamo quindi il superamento della Legge Madia e in particolare dell’esclusione dei somministrati dalle quote di riserva dei concorsi pubblici, un provvedimento discriminatorio che getta via moltissime carriere e competenze maturate negli anni e utili alla PA stessa.

Per questo si chiede un piano straordinario di assunzioni che coinvolga anche somministrati e lavoratori atipici con quote loro riservate: una misura del genere può diventare anche una straordinaria occasione per l’innovazione dei servizi, grazie all’ingresso di tanti giovani, in una PA con un’età media di 51 anni.
Inoltre in tutti i luoghi di lavoro il personale, diretto, somministrato e in regime di autonomia, deve essere fornito di adeguati DPI, e godere dello stesso trattamento in termini di prevenzione Covid; gli ambienti di lavoro devono essere sicuri, i carichi di lavoro devono essere sostenibili fisicamente e psicologicamente: basta turni massacranti nella sanità (superano spesso le 12 ore), occorre proteggere il personale sanitario, troppo spesso oggetto di vili aggressioni.

Allo stesso modo torniamo a chiedere anche per i lavoratori somministrati, la corresponsione del salario accessorio, così come si richiede l’estensione dei bonus e delle indennità Covid-19 per tutti i lavoratori e le lavoratrici a prescindere dalla tipologia contrattuale, in particolare nel comparto sanità. Nulla di nuovo ma solo il rispetto del principio di parità di trattamento economico e normativo, già previsto dalla legge.
Chiediamo il rinnovo dei contratti nazionali per la Sanità, Funzioni Centrali e Funzioni Locali, non solo come riconoscimento economico, ma anche per riformare un sistema di qualifiche ormai superato e che impedisce lo sviluppo di metodi di organizzazione del lavoro più efficienti, elemento imprescindibile per una PA che vuole vincere la sfida dell’innovazione.

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