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Caro bollette e transizione energetica. La sfida della FLAEI. Per l’Italia e per il Lavoro una grande “operazione verità”

La Flaei insiste sui temi che affliggono il Settore elettrico rivendicando una necessaria “Operazione Verità”. La verità è figlia del tempo ed è come il sole: fa bene finché non brucia. Tutti dichiarano di volerla, ma pochi la cercano veramente. Certo è che la realtà è più forte dei sogni e si afferma anche da sola perché ha gambe proprie”. E’ quanto si legge in una nota della Flaei Cisl che così prosegue:

“Sono molte le ragioni che causano l’attuale stato di incertezza e si riducono al fatto che il nostro Paese, da sempre, dipende per l’85% da materie prime energetiche prodotte in aree geopolitiche precarie, incompatibili con le dinamiche interne di mercato, ma anche con gli interessi di sistema.
In questi giorni, al centro dell’attenzione, con preoccupazioni più che motivate, sono i rincari delle bollette energetiche. Il costo è aumentato moltissimo rispetto ad un anno fa.
I rincari di energia e dei materiali graveranno sempre di più sulla spesa quotidiana delle famiglie. Quante aziende saranno costrette a chiudere? Quanti lavoratori finiranno sul lastrico? Bisogna passare dalle misure tampone (come la fiscalizzazione di alcuni costi in bolletta, adottata dal governo), a soluzioni di sistema.
No a bugie, suggestioni miracolistiche o facili scorciatoie. La questione non è ideologica né politica, è semplicemente tecnica.
Il Governo, va detto, è intervenuto a più riprese e sta implementando significative misure per contenerne gli effetti sulle utenze domestiche e sulle attività produttive; ma non si può immaginare di risolvere il problema con interventi correttivi strutturali sugli oneri di sistema pagati in bolletta, se questi si limitano a trasferire la posta dagli utenti ai contribuenti (è comunque sempre il cittadino che paga).
Questi aumenti non sono l’effetto di una fiammata improvvisa o momentanea.
Quanto sta accadendo proviene da più cause, la principale delle quali è che manca il gas e, quindi, in Italia, che produce elettricità da gas per il 60%, manca l’elettricità. Ovvero, il mercato rende disponibile il gas, ma a prezzi stratosferici, al punto di mettere in forse gli stessi investimenti del PNRR, considerato che scarseggiano anche i materiali e le strutture tecnologiche, a motivo delle incertezze combinate di pandemia e attesa di tempi migliori in campo energetico.
I prezzi dell’energia di un Paese come il nostro sono inderogabilmente decisi altrove e già questo basta a dimostrare le storiche perplessità della FLAEI nei confronti dei processi di finta liberalizzazione con i quali si è smembrato il nostro sistema elettrico negli ultimi 20 anni: il mercato ideologizzato e le sue regole vengono dopo, perché i pilastri dell’energia e del suo equilibrio sono la competitività giocata sui prezzi che si decidono all’esterno, la sicurezza degli approvvigionamenti nelle quantità necessarie in ogni momento, la sua compatibilità con l’ambiente.
D’altra parte, dopo oltre 20 anni dal Decreto Bersani, il sistema è radicalmente cambiato nelle Fonti, ancora regolato da meccanismi pensati allora, in cui non si capisce neppure chi riceve rendite dall’aumento del prezzo del gas e chi invece accusa pesanti perdite.
Questo è il tempo delle scelte. Il comparto elettrico è centrale e vitale per l’Italia. Oggi paghiamo gli effetti della finta liberalizzazione del decreto Bersani, col quale si è smembrato il nostro sistema elettrico.
Non si possono riscrivere le regole delle politiche energetiche senza capire che i sistemi elettrici di un Paese a forte dipendenza dall’estero non ammettono errori né tecnici, né strategici. E soprattutto senza il contributo attivo del sindacato che più di ogni altro ha dimostrato piedi a terra.
Lo sosteniamo da sempre e anche la tassonomia decisa dall’Europa (una vera e propria lista degli investimenti ritenuti sostenibili in Europa dal punto di vista ambientale), ci ha dato ragione: non si può fare a meno del gas e anche il nucleare è riconosciuto tra le Fonti ambientalmente sostenibili.
A questo va aggiunto che la regolazione di sistema va aggiornata e che l’Italia non deve estraniarsi dalla ricerca in campo nucleare per principio preso o per ideologia ascientifica (la stragrande maggioranza delle nazioni, praticamente tutte, fa normalmente uso della produzione di energia elettrica da fonte nucleare, incluso l’Italia per circa il 12%, importandola dall’estero).
I rincari di energia e materiali trascineranno i prezzi della spesa quotidiana delle famiglie e l’inflazione riprenderà a correre, mentre il conseguente incremento di costo del denaro rallenterà gli investimenti.
Quante saranno le aziende costrette a chiudere o a generare rialzi sulla catena dei prezzi in ogni settore, dall’industria all’alimentare? E quanti lavoratori perderanno il posto di lavoro a causa di questo?
E soprattutto, quali sono i mezzi per affrontare un problema di tale portata? È bene dirlo, per amore di verità: nel breve periodo non ne abbiamo, se non facendo ricorso a misure tampone. È motivo di crisi proprio il non disporre di mezzi.
Chi predica soluzioni facili o scorciatoie impossibili, continua a fare speculazioni agendo sull’ignoranza o fuggendo dalle proprie responsabilità.
Idealizza miracolistiche soluzioni che comportano prematuri disinvestimenti e abbandoni di tecnologie prima di essercene materialmente affrancati: altro che “sanare i danni del progresso col progresso!”.
La FLAEI non si stancherà mai di indicare le reali soluzioni possibili per raggiungere l’obiettivo di un ambiente migliore e di un pianeta pulito, indicando la via forse meno accattivante, ma certamente più vera” conclude la nota.

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