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Sanità. Bettin (Cisl Medici): “No a violenza su donne medico e professioniste sanitarie”

Pubblicato il 25 Nov, 2020

Roma, 25 novembre 2020. Molti fatti di cronaca hanno visto come vittime di violenza medici e Operatori sanitari, anche in questo periodio di grave pandemia che invece dovrebbe vederci tutti uniti nella lotta al comune nemico, il virus e tutti grati agli operatori sanitari che hanno perso e continuano a perdere la vita nell’esercizio della Professione perché non si sono tirati indietro e continuano a non tirarsi indietro.
In questo contesto già così difficile, è aumentata anche la violenza nei confronti delle Donne.
La violenza di genere definita una concreta violazione dei diritti umani è sempre più spesso tristemente esercitata anche verso le Donne Medico e le Professioniste Sanitarie.
Secondo i dati della FNOMCeO il 70% delle aggressioni contro operatori sanitari è nei confronti delle professioniste donne.
Se le violenze fisiche ci lasciano attoniti e ci colpiscono profondamente, non possiamo sottacere le altre forme di violenza verso i Medici ed in particolare le Donne Medico, violenze quotidiane esplicitate nelle parole, nella gestualità, negli sguardi di chi non vuole riconoscere alle Donne Medico e alle Professioniste Sanitare studio, dedizione, abnegazione, capacità, preparazione, competenza. Da molti troppi anni si sente ripetere che è vero ma che è “solo” un fattore culturale destinato con il tempo a cambiare. In verità in questo periodo di grande sofferenza e sbigottimento assistiamo inverosimilmente ed inspiegabilmente ad un aumento delle disuguaglianze e della violenza di genere.
Il Parlamento della Repubblica il 5 agosto 2020 ha approvato il “Disegno di legge Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”. E’ un grande passo in avanti. Confidiamo che non resti solo nella carta ma che si rendano pienamente attuattivi gli articoli della legge.
Le Donne Medico e le Professioniste della sanità ancora oggi nel mondo del lavoro e della sua organizzazione spesso vivono la possibilità di avere un figlio come un desiderio quasi inaccessibile, un percorso irto di ostacoli in quanto la maternità non sempre è adeguatamente riconosciuta, adeguatamente tutelata in egual misura nei diversi Contratti Collettivi di Lavoro. Anche questa è una violenza.
Spesso una Donna Medico, una Professionista Sanitaria attendendo per anni una stabilizzazione contrattuale, sapendo che una gravidanza potrebbe compromettere la sua regolarizzazione, si trova a dover scegliere tra il lavoro e i figli. Ciò rappresenta una violenza inimmaginabile per la Donna oltre che un danno per l’intera collettività. E’ acclarato che la denatalità problema umano, sociale ed anche economico, è direttamente proporzionale alla diminuzione di occupazione femminile e/o ad una mancanza di adeguate misure a protezione della maternità in molte donne lavoratrici in vari settori.
La Cisl Medici ha sempre sostenuto, con forza, la necessità di puntare in Sanità come nel resto del Paese, sulle risorse femminili sempre troppo poco valorizzate a differenza che nel resto d’Europa. Le sfide delle nuove tecnologie in sanità le potremo vincere solo con i giovani medici molto più riconvertibili in un mondo tecnologico dai cambiamenti velocissimi, giovani che sono come ci dice la Fnomceo prevalentemente Donne. Senza di loro pagheremo prezzi altissimi della rivoluzione tecnologica.
E’ doveroso, necessario, intelligente, etico combattere le disuguaglianze di genere e stigmatizzare la violenza contro le Donne e gli Uomini in tutti gli ambiti compreso quello sanitario.
Nel 1989 Marc Lepine sparò e uccise 14 studentesse di ingegneria in Canada.
Nel 1999 l’Assemblea delle Nazioni Unite ha avvertito la necessità di istituire la giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne designando il 25 aprile come data della ricorrenza.
Dobbiamo essere visionari e al contempo anche concreti: vogliamo, dobbiamo credere che nel nostro futuro le giovani Donne Medico e Professioniste Sanitarie non dovranno più ricordare il 25 novembre semplicemente perchè non ce ne sarà più la necessità.

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