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Sanità. Fera (Cisl Medici): “Colpire il sistema dell’emergenza-urgenza significa colpire al cuore il SSN”

Pubblicato il 16 Feb, 2021

Roma, 16 febbraio 2021 – Colpire il sistema dell’emergenza-urgenza significa colpire al cuore il SSN, specialmente quando è in atto una pandemia mondiale che in Italia non si riesce a gestire per i tagli dissennati fatti negli ultimi 40 anni. Eppure si persevera. È notizia recente che la Regione Campania non riconosce l’indennità di rischio (sacrosanta) ai medici convenzionati dell’emergenza, ma ha deciso di recuperare, tramite la cessione del quinto, gli arretri, a suo avviso non dovuti, praticamente dimezzandogli lo stipendio. Lo stato di agitazione proclamato dai sindacati era ovviamente scontato. Quanto sta succedendo in Campania inevitabilmente avrà ripercussioni in tutta Italia, con gravi problemi in un settore così importante per la Sanità. Il Ministro della Salute e l’attuale Presidente Draghi non possono ignorare quanto sta succedendo e dovrebbero intervenire per evitare il collasso del Sistema dell’Emergenza. I medici del 118 stanno tamponando in tutta Italia le carenze degli specialisti nei Pronto Soccorso,  fanno guardie di automedica bardati come palombari per poter garantire le prime cure, salvano la vita a tutti i pazienti che siano Covid positivi o negativi, affiancano i GSAT carenti e così via, con una abnegazione unica, pur non avendo gli stessi diritti dei colleghi con cui spesso lavorano. Per loro, ad esempio, non è possibile, per legislazione nazionale, essere assunti a tempo indeterminato neanche dopo anni di attività da precari se non hanno fatto il corso MMG, a loro non sono riconosciuti incentivi (neanche i cosiddetti “premi Covid”) riservati solo ai dipendenti, a loro adesso si vuole decurtare pesantemente lo stipendio pretendendo anche la restituzione di una indennità data per Accordo Collettivo Nazionale, che però, secondo alcune interpretazioni della Corte dei Conti, non era dovuta. Sconcerta questa dissennatezza! Oltre alla proclamazione dello stato di agitazione, quello che deve destare preoccupazione sono soprattutto la demotivazione e l’allontanamento di questi professionisti dall’area dell’emergenza, con le disastrose conseguenze immaginabili. Se è vero che il Governo e in particolare il Ministro Speranza vogliono che il SSN possa continuare ad esistere, dovrebbero porre fine a questo scempio, garantendo loro sia la stabilizzazione lavorativa sia quella gratificazione indispensabile per svolgere con serenità un lavoro tanto impegnativo. Neanche un anno fa tutta la popolazione chiamava angeli facendo flash mob e osannando i medici, ma questi medici che per primi gestiscono le emergenze sono quelli che hanno incontrato il SARS Cov 2 (e spesso ne sono stati vittime) quando ancora non era conosciuto e non meritano di essere mortificati e penalizzati e soprattutto obbligati ad abbandonare un settore che è già in grave sofferenza di organico proprio per il mancato riconoscimento dei sacrifici peculiari che comporta lavorarci.

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