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Scuola e pediatria. Cisl: “Due modi diversi e convergenti di prendersi cura dell’età evolutiva. Conversazione col prof. Villani”

Pubblicato il 19 Mag, 2021

 

 


Sono stati molti e di grande interesse gli spunti offerti dalla conversazione, diffusa in diretta streaming, tra la segretaria generale della CISL Scuola, Maddalena Gissi, e il prof. Alberto Villani, direttore del Dipartimento di Emergenza e Accettazione di Pediatria Generale presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, nonché Presidente della Società Italiana di Pediatria, sulle implicazioni che l’emergenza pandemica ha avuto per il mondo della scuola. Una conversazione condotta da due punti di vista diversi, ma convergenti, come ha voluto sottolineare il prof. Villani ricordando come scuola e pediatria esprimano in fondo due modi diversi di prendersi cura dell’età evolutiva.
La privazione della scuola ha rappresentato uno degli effetti collaterali più devastanti per la fascia di popolazione in età scolare, toccata per fortuna in modo del tutto marginale da esiti letali (meno di 30 decessi su oltre 120.000, e quasi tutti associati a fragilità pregresse, molto contenuti i casi per i quali si è dovuto ricorrere a cure intensive, e tutti positivamente risolti). A fronte di questi dati, vi è quello di un incremento vertiginoso delle patologie di natura neuro psichiatrica, a partire dai disturbi del comportamento alimentare (cresciuti di otto – nove volte rispetto al consueto nel solo Istituto del Bambino Gesù di Roma) fino ad arrivare ai tentativi di suicidio. Una ricerca condotta a livello nazionale evidenzia come l’incremento di incidenza di tali patologie sia stimabile tra il 400% e il 2000%.
Presentando i dati di una ricerca condotta su due istituti di Roma, il dott. Villani ha sottolineato come questi confermino l’alto grado di sicurezza degli ambienti scolastici, del resto facilmente presumibile considerato che si tratta di un luogo sotto costante controllo del rispetto delle regole di comportamento: la stessa ricerca ha dimostrato come la stragrande maggioranza dei contagi avvenga in ambiente extra scolastico, a partire dal contesto domestico. Più tempo a scuola, è la tesi sostenuta, avrebbe consentito di prevenire meglio i rischi di contagio, oltre a garantire in molti casi opportunità che in ambito domestico non sono sempre soddisfatte (pasti caldi, disponibilità di spazi e di strumenti). La scuola è insomma il luogo più sicuro che si possa auspicare per i bambini.
Ripetendo quanto sostenuto nell’incontro della settimana scorsa per l’adeguamento del protocollo di sicurezza per gli esami, il prof. Villani ha osservato come il ruolo svolto dalla scuola in questi mesi non abbia trovato il giusto riconoscimento: eppure la scuola ha contribuito in modo decisivo, fra l’altro, anche a diffondere su larga scala pratiche e comportamenti corretti sotto il profilo igienico sanitario. Lo stesso svolgimento degli esami di Stato, avvenuto in maniera regolarissima e smentendo totalmente le apprensioni della vigilia, è passato quasi inosservato a livello di pubblica opinione, così come meriterebbe una ben diversa considerazione l’apporto competente e costruttivo dei sindacati nelle sedi di confronto che hanno preceduto il varo dei protocolli di sicurezza.
La necessità di un deciso incremento del volume di investimenti sulla scuola è uno dei punti che la Società Italiana di Pediatria indica in una lettera consegnata al Presidente del Consiglio Mario Draghi subito dopo il suo insediamento a palazzo Chigi, in cui si segnalano alcune problematiche sulle quali è urgente intervenire. L’emergenza pandemica evidenzia la necessità di ampliare tempi e spazi della scuola, a vantaggio soprattutto delle aree di maggior fragilità sociale, dando risposte alle crescenti situazioni di solitudine legate a un trend demografico in cui aumentano i figli unici, realizzando obiettivi di equità e al tempo stesso con un ritorno enorme in termini di contenimento dei costi per il recupero di nocività sociali di vario genere (fumo, alcool, droghe, ludopatie e dipendenze varie).
Infine un appello a non lasciar cadere l’opportunità di mettere in pratica, col Piano Scuola Estate, l’idea di un patto educativo tra tutte le parti di società che in questo senso intendono impegnarsi e mettersi insieme.

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