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Trasporti. Pellecchia (Fit-Cisl): “Mims ci convochi su crisi trasporto ferroviario e gomma per Covid”

Pubblicato il 9 Gen, 2022

“Abbiamo preso atto dell’allarme lanciato da Italo Ntv e da alcune aziende di trasporto ferroviario merci e trasporto su gomma, che affermano di avere difficoltà a causa della carenza della domanda di trasporto e del blocco dei sussidi. Abbiamo necessità di capire meglio qual è l’impatto che le aziende prevedono sia sul servizio sia sui livelli occupazionali”. È quanto dichiara Salvatore Pellecchia, Segretario generale della Fit-Cisl, che prosegue: “Nel caso di Italo Ntv, ad esempio, abbiamo inviato una richiesta di incontro proprio per affrontare questi temi; lo stesso faremo per la gomma. Va detto che entrambi questi settori dopo due anni di pandemia sono al limite dell’emergenza, e parliamo sia delle aziende pubbliche sia di quelle private. Le imprese infatti devono fare i conti con il calo della domanda dovuto allo sviluppo dello Smart working e alla crisi del settore turistico dovuta alle restrizioni della circolazione delle persone imposte dal nostro e dagli altri Governi per contrastare la diffusione del Covid, con l’aumento, nel settore ferroviario, di circa il 120% dei costi dell’energia elettrica e con il blocco, a partire dal mese di settembre 2021, dei sussidi atti a finanziare lo sconto sul pedaggio delle tracce ferroviarie, in controtendenza quest’ultimo con le decisioni prese nel resto d’Europa”.

Prosegue il Segretario Generale della Fit-Cisl: “Inoltre, problemi legati a limitazioni della velocità dei treni merci stabilite dall’Agenzia che regolamenta il settore si aggiungono a quelli già evidenziati”. Conclude Pellecchia: “In questo momento non si deve parlare di posti di lavoro a rischio, ma appare chiaro che, se la congiuntura negativa persisterà e se non ci sarà una risposta del Governo in termini di sussidi in analogia a quanto avviene nel resto d’Europa, le aziende inizieranno a scaricare i problemi sul lavoro. Per tutte queste ragioni chiediamo un incontro al Mims che includa le associazioni datoriali e le aziende in modo da compiere un’inversione a U rispetto alla crisi attuale, individuando soluzioni concrete che garantiscano i livelli di mobilità di persone e merci di cui il Paese ha bisogno, preservando al contempo i livelli occupazionali e il reddito dei lavoratori che, lo ricordiamo, anche durante il periodo di lockdown dovuto alla pandemia non si sono mai fermati e pertanto bisogna parlare di rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro scaduti già da dodici mesi piuttosto che di presunti esuberi”.

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