Non un semplice elenco di rivendicazioni, ma una visione organica e coraggiosa per trasformare la Basilicata in un laboratorio di innovazione sociale ed economica. È questo il cuore di «Partecipare X Decidere», il documento programmatico presentato oggi alla stampa dal segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo, coadiuvato dai segretari Luana Franchini e Carlo Quaratino. La proposta si pone l’obiettivo ambizioso di costruire un patto sociale capace di andare oltre le scadenze elettorali e di dare un respiro pluriennale alla programmazione delle politiche pubbliche per il lavoro, lo sviluppo e la coesione sociale e territoriale. Il segretario generale Vincenzo Cavallo ha aperto la conferenza sottolineando come il 2026 rappresenti uno spartiacque decisivo con la conclusione del PNRR. Secondo il sindacalista «non basta misurare quanto si è speso, ma occorre valutare quale capacità amministrativa e quale coesione sociale resteranno sul territorio. In questo contesto, la partecipazione diventa la condizione indispensabile per affrontare le grandi transizioni del nostro tempo».
Richiamando la legge di iniziativa popolare promossa dalla Cisl e diventata realtà con la Legge 76/2025, Cavallo ha ribadito che «la partecipazione non è più solo una rivendicazione culturale, ma una condizione indispensabile per affrontare le grandi transizioni del nostro tempo e per rigenerare una democrazia che rischia di svuotarsi se non è capace di includere, ascoltare, costruire decisioni condivise». Cavallo ha annunciato che sono già in corso interlocuzioni con la Giunta regionale e con alcuni esponenti del Consiglio regionale di vari schieramenti politici per lavorare insieme ad una proposta di legge regionale che abbia un duplice obiettivo: avviare una sperimentazione degli strumenti della partecipazione previsti dalla Legge 76/2025 nelle società partecipate della Regione Basilicata e premiare le imprese lucane che adottano modelli di cogestione. L’idea della Cisl è che la partecipazione dei lavoratori alle imprese può essere una leva per prevenire le crisi industriali e spingere le imprese verso l’innovazione assicurando al contempo la sostenibilità sociale.
Cavallo ha ricordato che «la Basilicata sta affrontando trasformazioni profonde, dal polo automotive di Melfi al distretto del mobile imbottito, fino alle vertenze storiche della Valbasento e a quelle più recenti come SmartPaper. Per superare la logica dell’emergenza, proponiamo l’istituzione di una Cabina unica sulle crisi industriali, un organismo permanente che dovrebbe svolgere una duplice funzione di monitoraggio e coordinamento». Questa struttura, nelle intenzioni della Cisl, dovrà fare da perno alla strategia “Industria Futuro”, un piano basato su investimenti in ricerca, sviluppo e formazione per creare un ecosistema produttivo resiliente, ovvero capace di addattarsi in modo proattivo ai cambiamenti globali. Come evidenziato dallo stesso Cavallo durante la conferenza, «occorre delineare una strategia industriale di ampio respiro che sostenga la transizione verso la mobilità sostenibile e l’economia verde, evitando che le nuove crisi abbiano gli stessi effetti devastanti del passato». In questo senso, «la Cabina unica sulle crisi industriali – ha aggiunto il segretario della Cisl – rappresenta uno strumento fondamentale perché permette di concentrare competenze, risorse e politiche in un unico organismo di governance, capace di monitorare i settori strategici, prevenire i rischi e intervenire con azioni mirate».
Un capitolo centrale della proposta riguarda le aree interne, definite nel documento «il cuore pulsante della regione». La progressiva riduzione di scuole, uffici bancari e postali e di presidi sanitari ha accentuato la marginalizzazione di molti piccoli centri. Per invertire questa rotta, la Cisl lancia una proposta politica forte: convocare una seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome proprio in Basilicata per discutere dei servizi pubblici nelle aree interne e farne una emergenza di rilievo nazionale. Secondo Cavallo «occuparsi delle aree interne significa occuparsi del destino dell’intera regione poiché garantire sanità, istruzione e mobilità nelle piccole comunità colpite dallo spopolamento è, prima di tutto, una questione di democrazia e di esercizio della cittadinanza». In questa prospettiva, si rende necessario, secondo la Cisl, definire un indice di marginalità territoriale per orientare le risorse verso i comuni più fragili, superando la contrapposizione tra città e aree rurali.
Il documento non trascura la necessità di un nuovo modello di welfare. La pandemia ha messo a nudo la fragilità di sistemi troppo centrati sugli ospedali e poco radicati sul territorio: «Le politiche di welfare – ha spiegato Cavallo – sono chiamate a rispondere in modo innovativo all’inverno demografico e alle nuove fragilità sociali che ne derivano. L’aumento della popolazione anziana, l’incidenza crescente delle malattie croniche e degenerative e la maggiore domanda di assistenza continuativa impongono una profonda revisione dei modelli tradizionali di sanità e assistenza. Diversi studi mostrano come i sistemi fortemente centrati sull’ospedalizzazione e su strutture di grandi dimensioni risultino poco efficaci in territori complessi e a bassa densità abitativa come la Basilicata, contribuendo ad ampliare le disuguaglianze di accesso alle cure». Per questo la Cisl lucana propone un patto regionale per il sociale che metta al centro la medicina di prossimità, gli ospedali di comunità, la telemedicina, il rafforzamento dei servizi socio-assistenziali, con particolare attenzione alle persone non autosufficienti. Questo rilancio dei servizi deve andare di pari passo con l’abbattimento del divario digitale e con il potenziamento delle infrastrutture fisiche, pilastri fondamentali per connettere la Basilicata al mondo e ridurre le diseguaglianze di reddito.
Infine, il successo di questa visione pluriennale dello sviluppo poggia sulla valorizzazione del capitale umano, in particolare di donne e giovani: «La Basilicata – si legge nel documento – è chiamata a cogliere appieno le opportunità offerte dalla transizione tecnologica, digitale ed ecologica, che stanno già trasformando l’organizzazione del lavoro, i modelli produttivi e i rapporti tra imprese e lavoratori. La pervasività e rapidità di alcuni cambiamenti – si pensi al tema della AI – impongono di agire subito. La formazione continua rappresenta una leva strategica imprescindibile per qualificare l’occupazione esistente, sostenere l’innovazione e accrescere la competitività del sistema produttivo regionale». E ancora: «Una delle principali sfide è quella di superare il disallineamento tra sistema educativo e fabbisogni reali del tessuto produttivo. In Basilicata pesa l’assenza di un sistema pienamente integrato tra istruzione, formazione professionale e politiche attive del lavoro, nonché la carenza di strumenti stabili di analisi e previsione delle competenze richieste dalle imprese. Colmare questo gap è una condizione necessaria per contrastare la dispersione scolastica, intercettare i giovani che non studiano e non lavorano e accompagnare le transizioni professionali lungo tutto l’arco della vita».
Il segretario della Cisl ha concluso la conferenza stampa ricordando che «la Basilicata ha bisogno di audacia, di spirito cooperativo, di passione civile. Ha bisogno di una politica che abiliti e connetta, più che comandare dall’alto. Di una programmazione che parta dai territori e li accompagni, rendendo efficiente l’uso delle risorse europee e orientandole a progetti integrati di sviluppo, lavoro e sostenibilità. Questo è il senso del patto sociale che la Cisl Basilicata propone: non un elenco di rivendicazioni, ma una visione condivisa per il dopo-PNRR, affinché il 2026 non sia la fine di una stagione, ma l’inizio di una nuova fase di sviluppo giusto, inclusivo e duraturo per la Basilicata».


