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Metalmeccanici, la Romagna in affanno tra calo degli ordini e transizione industriale. Cisl: Servono scelte strutturali”. Il nuovo CCNL rafforza salari e diritti

Pubblicato il 21 Gen, 2026

Un settore strategico che rallenta, imprese sotto pressione e un contesto economico che rende sempre più complessa la tenuta dell’occupazione. È il quadro emerso dal Consiglio Generale della FIM CISL Romagna, svoltosi oggi a Cesena, con la partecipazione della Segretaria Generale FIM CISL Emilia Romagna Roberta Castronuovo, la Segretaria CISL Romagna Elena Fiero, dei dirigenti territoriali, dei delegati aziendali e del segretario generale nazionale della FIM CISLFerdinando Uliano

A fotografare la situazione del comparto metalmeccanico romagnolo è stato il segretario generale FIM CISL Romagna Riccardo Zoli, che ha parlato di una fase delicata per il settore nelle province di RavennaForlì-Cesena e Rimini“Negli ultimi mesi – ha spiegato Zoli – registriamo segnali diffusi di rallentamento produttivo, una contrazione degli ordini e un aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali, soprattutto nelle realtà medio-piccole. Non si tratta di crisi isolate, ma di un fenomeno che interessa intere filiere e rischia di produrre effetti duraturi se non affrontato con strumenti adeguati”. 

“Sui dati della cassa integrazione non dobbiamo farci ingannare dal calo complessivo del 13% registrato in Romagna nei primi nove mesi del 2025, perché i volumi restano preoccupanti e il quadro territoriale è frammentato. Mentre RiminiRavenna registrano una riduzione delle ore rispettivamente del 26,06% e del 14,42%, il dato di Forlì-Cesena, in crescita del 15,70%, rappresenta un segnale d’allarme, soprattutto se confrontato con l’aumento regionale dell’Emilia-Romagna pari all’11,41%. Siamo nel pieno di una transizione difficile, che richiede risposte strutturali e non interventi emergenziali”. 

In questo contesto, la FIM CISL Romagna segue con particolare attenzione alcune vertenze significative. Tra queste la Sacim, storica azienda del cesenate produttrice di cisterne per liquidi, interessata da un concordato liquidatorio che apre forti interrogativi sul futuro industriale e occupazionale. Preoccupa anche la situazione della Bipres, azienda contoterzista attiva nello stampaggio, nella carpenteria pesante e nelle lavorazioni CNC, che ha esaurito gli ammortizzatori ordinari ed è oggi coinvolta in un contratto di solidarietà in deroga fino a ottobre 2026, con il rischio concreto di chiusura di uno dei tre stabilimenti. A ciò si aggiunge un utilizzo degli ammortizzatori sociali protrattosi per buona parte del 2025, a conferma del carattere strutturale delle difficoltà in atto. 

Situazioni di questo tipo non possono essere gestite solo con strumenti tampone – sottolinea Zoli –. Serve un impegno straordinario delle istituzioni e una vera politica industriale per tutelare l’occupazione e salvaguardare aziende che rappresentano un patrimonio produttivo e di competenze per il territorio”. 

Zoli ha infine ribadito la necessità di un confronto continuo con le istituzioni e associazioni locali e regionali, attraverso tavoli permanenti di monitoraggio delle crisi, il rafforzamento della formazione e un reale ricambio generazionale, per rendere il settore metalmeccanico nuovamente attrattivo per i giovani. 

Il tema del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale dei Metalmeccanici è stato al centro dell’intervento di Ferdinando Uliano Segretario Generale FIM CISL Nazionale, che ha illustrato il significato dell’accordo firmato da Fim-Fiom-Uilmcon Federmeccanica e AssistalÈ stata una trattativa lunga e complessa – ha dichiarato Uliano – ma il risultato finale è un contratto che garantisce la difesa del potere d’acquisto e rafforza i diritti di oltre 1,5 milioni di lavoratrici e lavoratori. In un contesto di forte inflazione e incertezza, questo rinnovo rappresenta un punto di stabilità”. 


Uliano ha evidenziato come l’aumento di 205 euro sui minimi contrattuali al livello medio (C3) in quattro anni sia accompagnato da un impianto economico solido. “Abbiamo confermato il meccanismo di adeguamento all’IPCA-NEI, una quota di salario aggiuntivo e una clausola di salvaguardia che interviene in caso di picchi inflattivi. È un sistema che consente una reale protezione dei salari e che evita il rischio di perdere potere d’acquisto nel corso della vigenza contrattuale”. 

Ampio spazio è stato dedicato anche ai temi del lavoro e della qualità dell’occupazione. Uno degli elementi più qualificanti del nuovo CCNL– ha sottolineato Uliano  è il contrasto alla precarietà. Abbiamo introdotto percentuali certe di stabilizzazione per i contratti a termine e il diritto alla trasformazione a tempo indeterminato per i lavoratori in staff leasing dopo 48 mesi. È una scelta che va nella direzione opposta rispetto alle politiche degli ultimi anni e che rimette al centro il lavoro stabile”. 

Uliano ha poi richiamato le altre innovazioni del contratto, tra cui l’avvio di una sperimentazione sulla riduzione dell’orario di lavoro, il rafforzamento delle relazioni sindacali, dei diritti di informazione e partecipazione, del diritto soggettivo alla formazione continua, delle norme su salute e sicurezza e delle tutele per i lavoratori più fragili. Il CCNL – ha concluso – resta il primo strumento di tutela collettiva e questo rinnovo ne rafforza il ruolo, dando certezze sia ai lavoratori sia alle imprese”. 

Nel corso del Consiglio Generale sono stati affrontati anche i temi della sicurezza sul lavorodella formazione professionale, del ricambio generazionale e della transizione tecnologicaambientale, considerati snodi decisivi per il futuro del comparto metalmeccanico. 

Il Consiglio Generale ha infine ribadito l’impegno della FIM CISL Romagna a presidiare il territorio e a seguire da vicino le situazioni industriali più critiche. “Difendere il lavoro – ha concluso Zoli –significa difendere il futuro industriale della Romagna”.