“La CISL Puglia ribadisce forti perplessità sull’introduzione di una legge regionale sul salario minimo da applicare agli appalti dello stesso ente e a quelli che afferiscono alla Regione Puglia. Una scelta che, nel concreto, rischia di rivelarsi uno strumento poco efficace nel rispondere ai reali problemi del lavoro e dei salari nel nostro territorio, perché la questione non riguarda solo la cifra oraria da riconoscere ai lavoratori ma, tra le molte variabili, anche il numero di ore lavorate e ciò che, nello specifico, è ricompreso nei 9 euro indicati.” Questa la posizione espressa da Antonio Castellucci, Segretario generale della CISL regionale a margine delle dichiarazioni della Giunta regionale sulla applicazione della citata legge approvata nella scorsa consiliatura. “La strada da percorrere resta quella della valorizzazione della contrattazione collettiva, nazionale e territoriale, e dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, unico strumento realmente efficace per garantire salari adeguati, diritti certi e qualità del lavoro. Occorre che le stazioni appaltanti pubbliche indichino in modo chiaro e vincolante, nei bandi e negli affidamenti, l’applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro sottoscritti da CGIL, CISL e UIL, al fine di contrastare il dumping contrattuale e garantire salari dignitosi e diritti esigibili” la posizione della CISL Puglia. “Per questo chiediamo al Presidente e agli assessori del nuovo Governo regionale di aprire da subito un confronto nel merito, superando approssimazioni e scelte non condivise con le parti sociali, valorizzando la partecipazione come pratica concreta, rimettendo al centro la contrattazione e il dialogo e riaffermando il ruolo di imprese e lavoratori quali veri soggetti regolatori dello sviluppo” conclude Castellucci.


