Si sono svolti ieri i funerali di Antonio Ulargiu, storico sindacalista della Cisl del Sulcis- Iglesiente che ha guidato dal 1982 al 1989- Nella chiesa di San Pio X, a Iglesias, si sono dati appuntamento numerosi dirigenti cislini locali, regionali e nazionali di ieri e oggi per l’addio a un amico e a un leader sindacale conoscitore come pochi dei problemi del comparto minerario, in grado di farsi ascoltare da tutti – dirigenti nazionali dell’Eni, ministri e sottosegretari di Stato, assessori regionali – per la chiarezza ed essenzialità delle sue proposte e per l’autonomia di pensiero del sindacalista. Ulargiu aveva al centro del suo impegno: il bene del territorio e del lavoratore.
«Oggi, Antonio, hai timbrato l’ultimo cartellino, in fondo alla “ miniera” della vita. Hai tenuto l’ultima assemblea sindacale – l’ha ricordato dall’altare il segretario generale della Cisl sulcitana, Antonello Saba al termine del rito funebre – hai chiuso l’ultima vertenza con l’accordo tra le parti, sei pronto a presentarlo, in cielo, a San Giovanni Paolo II. Il Papa che nel primo pomeriggio del 18 ottobre 1985, a Monteponi, nella nuova sala pompe della miniera di Monteponi, 200 metri sotto terra, incontrasti con gli altri due segretari generali confederali del territorio, Mura e Porcu. Un colloquio fitto fitto di 15 minuti. Quanto emozione nel dire al grande Papa « Santità , avremmo necessità di scambiare due parole con lei…».
Era stato il primo incontro del pontefice polacco con la realtà della Chiesa e della società sarda durante la visita pastorale dedicata all’isola. Un “colloquio-sindacale” raccontato centinaia di volte da Ulargiu: ««Quando vogliamo fare questo incontro?», risponde il Papa. «Quando vuole lei, santità. Anche subito». Poi la descrizione della crisi socio-economica dell’Iglesiente davanti a un Papa attento:«Nel nostro territorio abbiamo 16 mila disoccupati su una popolazione di 150 mila abitanti: per noi questo è un vero dramma. E’ la più alta percentuale di disoccupazione in Italia». Giovanni Paolo II è sul pezzo: «Sì, sì, l’ho letto. Quale sarebbe la strada per risolvere questo problema. Perché da parte della Chiesa c’è solidarietà, c’è buona volontà, ma poi ci vuole anche un indirizzo pratico ».
« Alle 15,27, dopo aver trascorso circa 15 minuti in fondo al pozzo, ci fu la risalita in superficie e fu subito festa. Con gioia e commozione – aggiungeva Ulargiu nei suoi ricordi – posso affermare di aver incontrato il papa altre tre volte, ma ciò che non dimenticherò mai è stato quello che ho provato nell’aver stretto la mano a un uomo che sarebbe diventato Santo». Ieri Antonio l’ha incontrato per la quarta volta».
Dei suoi 88 anni compiuti, più di sessanta sono stati di storia sindacale, di lavoro, vissuto nella dimensione personale, sociale, politica, perfino religiosa, incarnato in tre realtà: il territorio del Sulcis-Iglesiente, la Sardegna e l’Italia. L’infanzia nella frazione mineraria di san Benedetto (8 km da Iglesias, contrassegnata dalle condizioni di vita – molto precarie – dei lavoratori, donne comprese, negli anni Trenta del secolo scorso. Nonostante ciò la miniera era il “sogno”, l’aspirazione di tutti i ragazzi del bacino minerario: la gran parte quasi predestinata a scavare in fondo ai pozzi, a 300 metri sotto il livello del mare, pochi altri – soprattutto donne- impegnati nei cantieri a bocca di miniera.
Il sogno di Antonio si realizza il 13 maggio 1956, giorno della chiamata dell’AMMI SpA (Azienda Minerali Metallici Italiani). Dopo due anni l’incontro con la Cisl inaugura un’avventura durata fino a sabato scorso. « Ti sei sempre sentito un militante sindacale, che non hai mai fatto mancare la sua presenza alle manifestazioni dei lavoratori Cgil, Cisl e Uil», ha ricordato Antonello Saba. Un impegno nato sul campo, vissuto con spirito di servizio e per incidere in maniera concreta nella vita lavorativa. Il cuore di Ulargiu batteva più forte per il Sulcis-Iglesiente, ma la suavisione della vicende lavorative è stata sempre regionale e nazionale. I confini della sua azione sono stati, per le regole dell’organizzazione sindacale, il sud-ovest dell’isola, ma l’orizzonte d’interesse è stato quello sardo, dove ha spaziato quando nell’aprile 1997 è statoeletto segretario generale regionale della Federazione dei pensionati Cisl, e nazionale ( Vice presidente italiano dell’Anteas).
L’avventura umana di Ulargiu – nel 2008 insignito della “Stella al merito del lavoro” – non poche voltenella sua vita ha bussato il dolore forte – ha avuto tre principali punti di riferimento: la famiglia, l’impegno sindacale vissuto a fianco di ciascun lavoratore ( “Mi confidavano anche situazioni della loro vita privata”, raccontava spesso Ulargiu) e il suo cristianesimo sociale postconciliare . Una vita vissuta pienamente, quella di Antonio Ulargiu, l’avventura di un “atleta della miniera e del sindacato”.