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Toscana. Cisl: Penitenziari al collasso. Sollicciano non sia oggetto di polemiche ma di interventi urgentissimi

Pubblicato il 10 Lug, 2024


Dopo le ultime vicende del penitenziario di Firenze, con il decesso di un giovanissimo detenuto e la rivolta inscenata da decine di reclusi, serve fare chiarezza sulla situazione e pretendere che tutte le istituzioni facciano quanto nelle proprie competenze.
La Cisl Firenze-Prato, insieme alla Federazione nazionale sicurezza della Cisl per la Toscana, intende far conoscere la gravità della situazione che si vive in queste realtà, focalizzando l’attenzione in particolare sul penitenziario di Sollicciano.
Per il carcere di Firenze sarebbe prevista una capienza regolamentare di 497 detenuti, ma i posti realmente disponibili sono circa 410 perché oltre 80 sono dichiarati indisponibili dall’amministrazione penitenziaria a causa di alcuni cantieri di ristrutturazione in corso. Sono invece presenti oggi a Sollicciano circa 540 detenuti, ben 130 in più della capienza disponibile.
Pur essendo stata avviata in queste ore una lenta azione di decremento delle presenze, serve capire come arginare i flussi di nuovi ingressi nel carcere fiorentino, che non sono ormai meno di 25-30 a settimana e che in breve periodo renderebbero inutili anche alcuni trasferimenti di detenuti in altre regioni avviati in questi giorni.
La situazione non può trovare soluzione verso realtà penitenziarie della Toscana perché ai 3163 posti previsti (ai quali serve togliere quelli indisponibili per lavori di ristrutturazioni in corso nei penitenziari di Firenze, Arezzo, Livorno, Lucca ed altri, che diminuiscono la capienza di centinaia di posti) dobbiamo contrapporre il dato dei detenuti presenti, che sono 3190 al 30 giugno scorso, come da dati ufficiali diffusi dal Ministero della Giustizia. Di questi, ben 1522 sono stranieri e 83 sono donne. Una condizione pertanto di sovraffollamento che complica maledettamente tutto, anzi servirebbe comprendere che i 1522 detenuti stranieri provengono da ben 75 nazionalità diverse di ogni continente, aggiungendo anche difficoltà comunicative con gli stessi e impossibilità di certi interventi diversi per eventuali misure deflattive alla detenzione in carcere. 225 sono di origine albanese, 385 del Marocco, 123 della Romania, 229 tunisini, 76 nigeriani, ma non mancano gruppi dalla Cina, dai paesi balcanici, da Pakistan, Sud America e Nord Europa.
Garantire quindi spazi adeguati – che non ci sono – ed ambienti salubri – che nella maggioranza dei casi mancano – è la prima emergenza organizzativa cui far fronte. Proliferano, nella promiscuità delle persone recluse, problemi di salute pubblica che normalmente erano debellati tra la popolazione, come ad esempio TBC, scabbia, epatiti etc. Dopo che circa 18 anni fa le competenze per l’assistenza sanitaria sono passate dalla medicina penitenziaria al SSN la situazione è peggiorata, perché organizzare in quella condizione strutturale dei presidi sanitari funzionali pare utopia e questo ha fatto aumentare a dismisura l’impegno della polizia penitenziaria nel dover organizzare anche continui servizi esterni nei luoghi di cura. Ma gli ospedali civili non dispongono di “reparti dedicati” e quindi svolgere servizi di piantonamento detenuti nelle corsie di degenza dei cittadini comuni e/o affollando ambulatori specialistici è oltretutto anche pericoloso.
A questo si aggiunge il problema della gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che dopo la chiusura degli OPG nel 2017 ha riversato il problema nei carceri. Le REMS ( Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza ) non sono sufficienti e quindi la Magistratura è evidentemente costretta, obtorto collo, ad assegnare ai penitenziari questi particolari autori di reato. Proprio a Sollicciano sono previste sezioni ex art.32 che gestiscono tra i 25 e 30 detenuti con gravi problemi psichici.
In tutto questo ci sono le gravissime difficoltà del personale di polizia penitenziaria che opera e convive in questo penitenziario sovraffollato ed insalubre, gravato oltretutto da una pesante carenza di organico del reparto e del ‘Nucleo traduzioni e piantonamenti’. Infatti mentre il Ministero ha previsto un organico di 566 unità, ne sono effettivamente presenti circa 420, ben 140 in meno.
Rischi professionali, rischi sanitari, aggressioni ormai quotidiane da parte della popolazione detenuta, espongono queste donne e questi uomini dei baschi azzurri, ad uno stress ed a sacrifici che durano da troppo tempo. Diritti contrattuali che spesso vengono fruiti con gravissime difficoltà, ritardando ferie e regolari riposi tra le diverse turnazioni. Difficoltà a poter svolgere momenti anche di necessaria formazione ed aggiornamento, che in un servizio istituzionale così importante per lo Stato, non può essere relegato ad un mero momento residuale.
Così non si può continuare ed è per questo che la Cisl Firenze-Prato e la Fns-Cisl della Toscana chiedono alle autorità, dal ministro della Giustizia al DAP competente, dalla Regione Toscana al Comune di Firenze, dalla Magistratura al Prefetto e ad ogni ulteriore istituzione, di pretendere interventi urgenti, stanziando fondi economici necessari per sanare il degrado attuale del carcere fiorentino di Sollicciano e per assegnare a Firenze (visto l’imminente nuovo corso per migliaia di nuovi agenti) ulteriori unità di Polizia penitenziaria.
Noi vigileremo che questa grave situazione non venga ignorata o peggio ancora dimenticata.

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