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Veneto. Cisl: “Quota 100, scarse le adesioni nelle province di Treviso e Belluno”

Pubblicato il 18 Set, 2021



In pensione con Quota 100, il tempo sta per scadere. Dal 31 dicembre – salvo proroghe – non si potrà più andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi, ma si tornerà al sistema ordinario, “con il rischio – afferma il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Massimiliano Paglini – di un brusco ritorno, al 1° gennaio 2022, alle regole generali della legge Monti-Fornero, e quindi a uno “scalone” di 5 anni, in quanto l’età richiesta per la pensione di vecchiaia sarebbe di 67 anni”. La Cisl non ha dubbi: “È necessario mettere ordine agli squilibri evidenti, rivedendo il sistema previdenziale nell’ottica di una maggiore equità”, attacca Paglini.

Nei giorni scorsi, Cgil, Cisl e Uil hanno presentato al Governo una piattaforma unitaria con l’obiettivo di migliorare e riformare il sistema pensionistico. “Ma a meno di quattro mesi dal rischio di un nuovo pesante scalone – afferma Paglini – il Governo ancora non si è espresso: sulle pensioni chiediamo che la si smetta di mettere in campo provvedimenti estemporanei. Il sistema previdenziale va stabilizzato attraverso una maggiore flessibilità in uscita e correggendo le iniquità evidenti ben prima di Quota 100, e sulle quali quel provvedimento non ha per nulla inciso. Per la Cisl 62 anni di età e 41 di contributi sono sufficienti per andare in pensione. Inoltre oggi è più che mai necessario il riconoscimento pensionistico della gravosità dei lavori usuranti e del lavoro di cura, ma anche l’introduzione di una pensione di garanzia per i più giovani e per chi svolge lavori intermittenti e discontinui, l’estensione e il rafforzamento dell’APE sociale e la tutela del potere di acquisto delle pensioni, anche con l’allargamento della platea dei percettori ella quattordicesima mensilità”.

Nella Marca e nella provincia di Belluno, come nel resto d’Italia, Quota 100 non ha sfondato. In provincia di Treviso dal 2019 alla metà di settembre di quest’anno sono andati in pensione con Quota 100 4.038 lavoratori, di cui 2.484 (61,5%) del settore privato, 1.104 (27%) del settore pubblico e 450 (11%) posizioni miste, afferenti quindi a diverse casse previdenziali. In particolare, nel 2019 hanno usufruito di Quota 100 1.069 lavoratori, nel 2020 1.528 e nel 2021 1.441. Complessivamente nella Marca le pensioni vigenti (incluse quelle assistenziali) sono 286.171, un numero che cresce di circa l’1% all’anno.

In provincia di Belluno dal 2019 ad oggi sono andate in pensione con Quota 100 1.492 persone: 516 nel 2019, 534 nel 2020, 442 nel 2021. Rispetto al totale, 927 (62%) sono lavoratori del privato, 391 (26%) del pubblico, 174 (26%) pubblico-privato. Il numero complessivo di pensioni della provincia di Belluno è pari a 79.685, sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni.

“Quota 100 – commenta Paglini – non ha entusiasmato i cittadini, anche perché, soprattutto per i redditi medio-bassi, la penalizzazione sull’assegno per andare in pensione prima è pesante. Il provvedimento aveva poi lo scopo di agevolare il ricambio generazionale ipotizzando tre nuovi lavoratori assunti a fronte di ogni neopensionato, ma le cose non sono andate così: il rapporto è risultato esattamente l’inverso con mediamente tre neopensionati per ogni nuovo assunto. E la crisi determinata dal Covid ha bloccato ulteriormente le assunzioni. La misura in sé non abbia generato valore aggiunto, ma solo maggior debito pubblico”.

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