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Veneto. Paglini (Cisl): “La Democrazia e i diritti non sono dati una volta per sempre” 

Pubblicato il 6 Apr, 2022
Nessun diritto è per sempre e neppure la democrazia lo è.  
Con questa chiave di lettura dobbiamo provare ad analizzare gli eventi drammatici che stanno sconvolgendo “la terra al margine, sul confine” (etimologia del nome Ukraina).
La guerra scatenata dall’autocrate Putin profana la dignità dell’uomo e violenta i diritti fondamentali di milioni di cittadini, liberati trent’anni fa da una dittatura sanguinosa ed ora costretti a fuggire lontani per salvare almeno la propria vita.
Questo attacco alla democrazia liberale e universale porta quel margine di mondo nel cuore dell’Europa, ridisegnando i confini geo-politici continentali e globali a ottant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale e del carico di orrori che esso portò con sé.
All’orrore però non c’è mai fine e la scoperta a Bucha di quelli che sono a tutti gli effetti crimini di guerra è la rivelazione del vero volto di un regime spietato e reazionario, che dalla dissoluzione dell’URSS ha continuato a negare diritti umani, diritti democratici e libertà fondamentali a milioni di cittadini.
Come per Srebrenica, anche per Bucha e per tutti i crimini commessi in Ucraina i responsabili dovranno essere perseguiti e consegnati ad un Tribunale internazionale per essere giudicati per crimini contro l’umanità.
L’aggressione armata della Russia all’Ucraina, oltre a rappresentare una usurpazione illegittima e ingiustificata, è altresì una violazione della sovranità di uno Stato libero e democratico che fa riavvolgere il nastro della storia.
Per questo è più che mai urgente che l’Unione Europea agisca ancora come principale attore di pace e democrazia dentro un processo rinnovato che sancisca la nascita degli Stati Uniti d’Europa.
Solo con una unica politica estera, una unica politica difensiva, così come una unica politica fiscale, energetica e industriale, si potrà consentire ai Paesi europei di sostenere il confronto geo-politico-economico mondiale.
Una nuova Europa Unita dovrà essere capace di esportare non solo sviluppo economico, giustizia sociale e sostenibilità ambientale, ma dovrà soprattutto essere capace di esportare democrazia, rispetto dei diritti fondamentali e libertà degli individui.
Dopo una pandemia devastante e nefasta, che ha amplificato disuguaglianze e ingiustizie sociali, scardinato le catene globali di creazione del valore e messo a nudo le fragilità di un modello di sviluppo basato sugli squilibri distributivi e sull’uso indiscriminato delle risorse naturali, è fondamentale che questa parte di mondo recuperi rapidamente protagonismo politico e diplomatico, che riannodi le ragioni dei padri fondatori, per affermare o riaffermare non solo un ruolo di leadership geo-politica, ma anche per arginare pericolose inclinazioni/polarizzazioni economiche e politiche di “nuovi blocchi” che si andavano componendo ancor prima della pandemia o che la scellerata follia guerrafondaia dello zar di Russia sta cercando di far affermare.
Se poi aggiungiamo il senso di stanchezza e di sfiducia nei confronti della politica e della cosa pubblica, congiunto a una totale ignoranza della storia, che stavano maturando già prima della pandemia in molte fasce della popolazione delle nazioni liberal-democratiche, determinando una profonda disaffezione per la democrazia stessa, e la grande mole di informazioni (per lo più montate ad hoc e falsamente complete) con cui ciascuno di noi deve fare i conti quotidianamente, è più che mai necessario agire per individuare soluzioni non solo di parte ma, all’unisono, di tutta l’Europea libera e democratica.
Su tutto, inoltre, c’è la necessità di agire rapidamente sul fronte del contenimento della spirale inflazionistica che si è innescata a seguito della ricomposizione delle catene globali e di una “violenta” ripresa economica causata dalla pandemia ed esplosa drammaticamente con lo scoppio della guerra russo-ucraina, il cui protrarsi potrebbe provocare un inesorabile slittamento verso il basso anche delle classi medie, amplificando ancora di più quella polarizzazione distributiva della ricchezza già fortemente in atto con la pandemia.
L’inflazione rimane una delle forme economiche più profondamente discriminatorie e generatrici di ingiustizia sociale, con una riduzione del potere di acquisto inversamente proporzionale al reddito individuale prodotto da ogni singolo cittadino.
Un’inflazione fuori controllo potrebbe essere foriera di tensioni con ineluttabili conseguenze sulla tenuta della stessa coesione sociale, con il rischio del rinvigorirsi della protesta politica già cavalcata negli anni scorsi dei populismi e sovranismi dilaganti.
L’avvento del Terzo Reich e del nazismo fu la diretta conseguenza di una incontrollata spirale di perdita del potere di acquisto dei salari e fu l’innesco del populismo/nazionalismo tedesco con tutte le nefaste conseguenze sulla Storia europea e mondiale.
Per questo è necessario intervenire rapidamente anche per scongiurare la peggiore delle evoluzioni di una fiammata inflazionistica, ovvero la stagflazione (inflazione + stagnazione) che rischia di generare gli effetti più pesanti soprattutto nei Paesi che, come l’Italia, vengono da lunghi periodi di mancata crescita e di debolezze strutturali.
Per questo è fondamentale che ognuno per la propria parte garantisca stabilità sociale e difesa del potere di acquisto di salari e pensioni. Non gioverebbe a nessuno la ripresa di una spirale prezzi/salari, per questo è più che mai necessario agire sul fronte del contrasto alla speculazione, con una politica energetica che avvii un percorso di autosufficienza del Paese, con un abbattimento degli oneri energetici per imprese e famiglie e con politiche fiscali che mettano al riparo i redditi più bassi a partire dall’approvvigionamento dei beni di prima necessità.
Parallelamente dovrà essere rafforzata la contrattazione di secondo livello e favorito il recupero distributivo della produttività attraverso l’azzeramento strutturale della tassazione sui premi di risultato, così come dovrà essere aumentata la detassazione del welfare negoziale e ridotto maggiormente il cuneo fiscale per redditi da lavoro dipendente
Tutelare il potere di acquisto dei salari, oltre a tutelare i diritti dei lavoratori, è oggi più che mai necessario anche per difendere la democrazia.

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