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Veneto. Pizzo (Cisl): “Costruiamo professionalità nuove per chi si dovrà ricollocare”

Pubblicato il 26 Lug, 2021

«A giudicare dalle prime settimane di luglio, sembra che nel Nordest la fine del blocco dei licenziamenti non abbia ancora sortito quegli effetti devastanti che si temevano, probabilmente anche per effetto degli interventi correttivi apportati dal governo. Infatti nei primi dieci giorni del mese, secondo Veneto Lavoro, a livello regionale i licenziamenti sono stati 359, in linea con quelli degli anni precedenti (escluso ovviamente l’anno di blocco 2020). Una cifra che comunque non va minimizzata e che è destinata con ogni probabilità ad aumentare in autunno. I dati confermano che ad uscire dal mondo del lavoro sono soprattutto i giovani, quei lavoratori con contratti a tempo determinato che sono rimasti fuori dal mercato dal lavoro, che sono stati penalizzati dalle mancate assunzioni dello scorso anno e che ora faticano a reintegrarsi, avendo competenze non coincidenti con quelle che il mercato richiede.
Ma ci sono altri dati da considerare per comprendere che sembra esserci tuttavia una ripresa economica, e sono quelli diffusi dai centri per l’Impiego del Veneto: oltre 1.700 posti di lavoro pronti ad essere assegnati, per lo più a bassa qualifica. A trovarsi in difficoltà per mancanza di manodopera è soprattutto il comparto turistico, quello che ha subito i danni più pesanti per le limitazioni della pandemia, e che ora sta riprendendo quota. Ma nel frattempo molti lavoratori si sono spostati in altri settori, in primis la logistica, che ha sempre lavorato a pieno ritmo. Non è un caso che a trovarsi meno in difficoltà ora sono le strutture termali che possono contare su dipendenti a tempo indeterminato o stagionali.
Quello che preoccupa è la frammentazione e precarizzazione del mondo del lavoro, che va contrastata costruendo professionalità nuove per chi da ora in poi si troverà a doversi ricollocare. E’ necessario mettere questi lavoratori in grado di utilizzare tutte le opportunità offerte dalla Regione, come i progetti di Work Experience o gli interventi previsti dalla dgr sull’outplacement, che ha recentemente ampliato la platea dei destinatari. Come Cisl Padova Rovigo ci stiamo attivando con altri enti partner per favorire la riqualificazione professionale di chi rischia di uscire dalle aziende in crisi e stiamo rafforzando la nostra attività anche nelle politiche attive del lavoro, fondamentali in questa fase di forte precarietà, che tuttavia non si può imputare soltanto alla pandemia, ma ad un mercato del lavoro sempre più instabile che in mancanza di investimenti adeguati rischia di diventare prevalente.
Il nostro impegno come sindacato sarà quello di creare nuove forme di tutela anche per i lavoratori atipici, coinvolgendoli in una presa in carico a 360 gradi che li faccia sentire accompagnati dalla perdita del posto di lavoro all’autonoma ricerca di una nuova collocazione. E’ necessario potenziare e perfezionare le azioni di orientamento e inserimento al lavoro, per permettere da un lato la copertura delle professionalità a più bassa qualifica, dall’altro la creazione di modalità d’ingresso e percorsi professionali che consentano ai giovani di esprimere i loro talenti e le loro potenzialità».

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