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Lombardia. Vogliamo tornare a lavorare: da Piazza Duomo sale il grido di allarme del mondo delle giostre e del circo. La Scala, Flsa Cisl: “Situazione grave, siamo fermi da un anno”. 

Milano 26 marzo 21 –  I lavoratori di giostre e circhi hanno manifestato oggi a Milano e in altre dieci città italiane per chiedere l’attenzione delle istituzioni verso un settore, quello degli “spettacoli viaggianti”, che è fermo da un anno a causa della pandemia e versa in gravi condizioni economiche. Diverse centinai di persone, con tanto di cartelli e palloncini in una piazza Duomo trasformata in un piccolo Luna Park, hanno chiesto di potere ripartire.

“La situazione è difficilissima – spiega Vincenzo La Scala, segretario generale nazionale SNISV-FeLSA-Cisl -, siamo fermi da quasi un anno. Si va avanti per passione, molte attività sono condotte da famiglie che svolgono questo mestiere da generazioni, e non so fino a quando potranno resistere. Occorre potenziare i sostegni. Vogliamo tornare a lavorare, almeno nelle zone Bianche e Gialle, nel rispetto delle regole di sicurezza”.

In Italia il settore conta circa 7.500 imprese, fra piccole, medie e grandi, e dà lavoro a circa 40mila addetti. Gli operatori lamentano l’esiguità dei ristori ricevuti, a fronte anche degli impegni economici che devono sostenere: tasse, assicurazioni, eventuali rate per chi ha rinnovato le attrezzature.

“Le giostre – aggiunge La Scala – danno lavoro a tante persone, procurano un indotto economico anche locale e soprattutto generano allegria e divertimento. Lo Stato ci classifica come attività non essenziali, ma io penso che un’attività che porta socialità, fantasia, vitalità e un sorriso sul viso dei bambini, sia da considerare più che essenziale”.

I sindacati chiedono l’apertura di un confronto con le istituzioni, con cui i rapporti non sono sempre facili, anche in periodi pre-Covid. La questione spesso sul tappeto riguarda le aree pubbliche da mettere a disposizione per la posa delle attrazioni. Un aspetto che molto amministrazioni comunali vivono come un problema e non come una opportunità.

 

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