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Toscana. Cisl: “Violapark. L’ultima battaglia della decrescita (in)felice”

Pubblicato il 17 Mar, 2021


Prato, 17 marzo 2021. Il ricorso contro il centro sportivo della Fiorentina a Bagno a Ripoli rappresenta l’ultima battaglia, in ordine di tempo, del partito della decrescita (in)felice.
Un partito che vuole avere il potere di veto su qualsiasi opera programmata sul territorio fiorentino, sia che si tratti di infrastrutture, sia che si tratti di interventi privati.
Siamo molto preoccupati perché ciò sta determinando un ingessamento del territorio e un fermo al suo sviluppo e non produce nulla di quanto dichiarato da queste associazioni, ovvero la tutela dell’ambiente.
Le leggi a tutela dell’ambiente sono sacrosante e vanno rispettate e ogni opera pubblica o privata le deve rispettare.
Anzi bisogna tendere affinché portino un miglioramento ambientale rispetto alla situazione preesistente, ed è su questo che andrebbe concentrata l’attenzione cioè sul fare ma fare bene piuttosto che sul non fare niente.

La Cisl è attenta alla tutela dell’ambiente nella sua azione sindacale quotidiana, come è avvenuto nella vicenda Laika in cui sono stati tutelati insieme diritto al lavoro e rispetto dell’ambiente.
Ora Laika ha un nuovo stabilimento e sta assumendo. 

La Cisl scommette sullo sviluppo sostenibile e proprio per questo è favorevole ad interventi, come quello del Viola Park, che riqualifica un’area in parte abbandonata a sé stessa con un intervento rispettoso dell’ambiente e del paesaggio,avendo ricevuto il benestare della Sovrintendenza e che, con un investimento privato di 87.000.000 di euro, porta circa 300 posti di lavoro per la sua realizzazione e altre decine per la sua gestione.
Di questi tempi in cui il lavoro è spesso cancellato dalla pandemia e le famiglie di lavoratori sono in difficoltà enormi è irresponsabile ostacolare un intervento del genere che ha, fra l’altro, ricevuto tutte le approvazioni previste dall’iter legislativo-burocratico.

Solo chi vive del proprio lavoro sa con quanta apprensione si aspettano occasioni di impiego e di salario, ma sembra che questa vera e propria emergenza non sia tenuta in nessun conto dai ricorrenti in questo ed in altri casi.
Infine la Cisl è preoccupata per gli investimenti del Recovery Plan che interesseranno il territorio se questo è il terreno scelto dai comitati che si oppongono ad ogni cosa. Rischiamo di non avere i finanziamenti dall’Europa, che devono essere obbligatoriamente spesi in tre anni.

Non ci possiamo permettere un tale scempio ed è tempo di fare quadrato fra chi crede nello sviluppo sostenibile e si oppone alla decrescita infelice.