«L’indagine della Procura di Milano sui rider riporta con forza al centro dell’attenzione pubblica il tema delle condizioni di lavoro nel settore delle piattaforme digitali. Per la Cisl quanto emerge conferma una necessità non più rinviabile: rafforzare le tutele, esigibili e specifiche per i rider, a prescindere dalla forma contrattuale con cui svolgono l’attività». E’ quanto sottolinea la Confederazione di Via Po in una nota.
«La distinzione formale tra lavoro subordinato e autonomo non può tradursi in un vuoto di diritti. Servono garanzie certe su compensi equi, salute e sicurezza, copertura assicurativa, trasparenza degli algoritmi, rappresentanza sindacale e contrattazione collettiva.
La trasformazione digitale non può significare arretramento delle tutele. Occorre un quadro regolatorio e contrattuale capace di coniugare innovazione e dignità del lavoro, contrastando ogni forma di dumping e precarietà.
«La Cisl ribadisce il proprio impegno per una disciplina contrattuale che metta al centro la persona, il lavoro e la responsabilità sociale delle imprese» conclude la nota.



