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Vertenza dei lavoratori della societa’ Covisian: audizione Cisl al Senato della Repubblica

Pubblicato il 10 Mag, 2022

presso le commissioni riunite VIII Commissione lavori pubblici, comunicazioni e XI Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

I call center in Italia hanno utilizzato manodopera altamente scolarizzata e in particolare in Sicilia e Calabria hanno intercettato il bisogno delle persone di non volersi allontanare dalla propria terra.
543 lavoratori e lavoratrici in una realtà come quella di Palermo e Rende di cui stiamo trattando, sono un numero enorme, tenuto conto che moltiplicandolo per 2 o per più persone, per ogni nucleo familiare, ecco che si va ad intercettare il rischio di una “bomba sociale” che può drammaticamente andare a determinarsi. Il 7 Aprile Covisian e il 20 aprile Almaviva, hanno aperto le procedure di licenziamento e questo, ha inasprito gli animi e, ha portato alla mobilitazione permanente dei lavoratori, con un ruolo imponente delle OO.SS per evitare problemi di ordine pubblico.  
Pensiamo sia opportuno sottolineare che trattasi di persone non più giovani, non facilmente ricollocabili, che però hanno dato tutto quello che potevano in questi anni e che oggi rischiano realmente di trovarsi senza più nulla. Molte sono lavoratrici e questo rende ancora più indigeribile l’ipotesi di licenziamento.
Tutte le riorganizzazioni nel tempo sono sempre andate ad innestarsi, sul grande senso di responsabilità da parte dei lavoratori; si è cercato di mantenere il lavoro, si sono fatte rinunce, financo passi indietro.
La non applicazione della clausola sociale, il non rispetto degli accordi ma anche la scelta di non presentarsi di ITA al tavolo convocato al ministero del lavoro, rappresenta un grave precedente, non solo per il caso in questione ma anche come “esempio negativo“  per il futuro.
Ita, società pubblica al 100 per cento, non può decidere di non presentarsi. Va al tavolo e spiega le sue ragioni a maggior ragione quando si tratta di situazioni dove il contesto di crisi generalizzato prima dalla pandemia, ora dal caro energia, dei materiali e dalla difficilissima situazione geopolitica internazionale che ha innescato la guerra Russo-Ucraina, può fare da apripista ad altre aziende che di certo non sono di proprietà pubblica, nella regola di ingaggio con le istituzioni e nelle relazioni sindacali.
Proprio per questo, dobbiamo fare in modo che non salti il principio dell’applicazione della clausola sociale: l’impatto sarebbe devastante considerata la tipologia di economia fragile del Sud, ma anche la qualità economico finanziaria della classe imprenditoriale.
Ci deve essere la consapevolezza che se si vuole che il rilancio del paese passi dal Sud vuol dire che deve essere visibile a tutti che al Sud il lavoro si crea con regole certe e con garanzie per il futuro partendo dal rispetto delle leggi e dei contratti. Poniamo il tema del mantenimento dei posti di lavoro, del rispetto delle regole sancite, dell’allontanamento di forme più o meno nascoste di dumping salariale sociale, non sottovalutando la disillusione e la rabbia sociale la non positiva gestione di questa cruciale vertenza: c’è in ballo un pezzo di credibilità, per il futuro di migliaia di lavoratori delle aree del mezzogiorno.
Non c’è più tempo, le procedure di licenziamento presto si chiuderanno: Per la Cisl il Governo deve immediatamente convocare tutte le parti al tavolo obbligando il rispetto degli accordi sottoscritti il 21 ottobre 2021 in sede ministeriale tra sindacato e Covisian.
Non ci possiamo permettere di perdere un solo posto di lavoro: ad oggi ci sono 543 licenziamenti in atto, nessuno può giocare con il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. L’operazione ITA in Italia,  è una grande opportunità e proprio per questo, ci sono le possibilità di ricollocazione del personale.
invitiamo tutte le Istituzioni nazionali ( Mef, Min del Lavoro e Ministero dello sviluppo economico) a convocare un tavolo con le parti a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che da più di 20 anni con grande senso di responsabilità e dedizione contribuiscono a creare valore aggiunto per il nostro Paese.
Perché il 20 aprile, non presentandosi al ministero del Lavoro al tavolo convocato per la  gestione del licenziamento collettivo di 543 lavoratori Covisian di Palermo e Rende sul call center di Ita, Ita ha fatto un grave errore al quale chiediamo ancora una volta di rimediare.
Ci auguriamo che possano trovarsi le migliori soluzioni, ma chiediamo anche a Covisian di chiarire la sua posizione.  
Non ci rassicurano le dichiarazioni del Presidente di ITA nell’audizione di ieri in Commissione Lavoro e Trasporti della Camera, oltre allo scaricare le responsabilità su altri soggetti non ha dato significative aperture sulla soluzione del problema che, riguarda i 543 lavoratori del bacino della commessa Ex-Alitalia e non solo dei 221 lavoratori in capo a Covisian. Con l’internalizzazione delle attività e l’assunzione dei lavoratori dal mercato esterno ha compromesso una ordinata soluzione della vertenza.
La base di partenza deve essere quella del 3 agosto 2021, quando con un comunicato stampa di Ita, a fronte delle nostre preoccupazioni, rispetto alla possibile “non applicazione” della clausola sociale nel bando, scrivesse che “…Destano stupore le preoccupazioni dal momento che tutte le società invitate alla gara applicano lo stesso contratto nazionale che prevede l’utilizzo della clausola sociale essendo per Ita fondamentale salvaguardare la continuità occupazionale”. In più tutta la lunga trattativa fra i sindacati e Covisian – finita a ottobre con l’impegno a assumere tutti i 543 lavoratori entro il 2023 – è stata fatta in costante contatto con la stessa Ita.

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