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8 marzo 2021. Iniziativa Cgil Cisl Uil al Cnel. Sbarra: “Le donne possono essere il motore della ripresa e della rinascita economica e sociale. Tolleranza zero contro ogni forma di violenza”

Pubblicato il 4 Mar, 2021

Iniziativa 8 marzo 28 Marzo 2021 – “Cura, lavoro violenza, sono facce della stessa medaglia che ci impegnano a rafforzare il nostro protagonismo, a rilanciare e a qualificare anche su questi temi la nostra rappresentanza per costruire e portare a casa risultati importanti. Dobbiamo dire grazie a tutte le donne che nel nostro paese sono state in questi mesi un baluardo contro il virus, sempre in prima linea con grande coraggio e responsabilità negli ospedali, nelle aziende, nei servizi, nelle scuole, ma soprattutto in famiglia, come madri e come figlie di genitori anziani”. Così il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra concludendo i lavori dell’iniziativa ‘Il Secondo alfabeto delle donne, una battaglia da combattere anche con le parole’, organizzata da Cgil, Cisl, Uil e con il contributo del Cnel per la Giornata internazionale della donna.

 “E’ stato straordinario il lavoro delle donne soprattutto in questo ultimo anno nelle attività collegate ai servizi di cura così come è stato pesante il contraccolpo per la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel 2020″, ha proseguito il leader della Cisl ricordando un dato pesante: “dei 500mila posti di lavoro persi,  tra lavoro  stagionale, part time, contratti a termine, due terzi sono da condurre a occupazione femminile e giovani. Per questo – ha osservato – penso che dobbiamo andare avanti con le nostre iniziative su questi temi.

http://youtu.be/kNeXhHT_bMA   Il filo comune emerso dalle testimonianze dei contributi anche dei colleghi è la piena acquisizione del fatto che tutti gli anni, tutte le questioni che ruotano attorno al tema delle pari opportunità, della parità di genere non sono temi che riguardano solo le donne, sono aspetti che richiamano la responsabilità di tutta la nostra società.
Sono convinto -prosegue Sbarra – che se vogliamo veramente sostenere ripresa, benessere, crescita del paese, noi dobbiamo attivare un forte, potente impegno per valorizzare il ruolo, la capacità delle donne.  Sappiamo bene che per riuscire a far questo c’è un divario ancora molto evidente che deve essere colmato. C’è un divario che riguarda il peso delle donne nelle istituzioni, negli organismi dirigenti pubblici e privati. C’è un divario che riguarda il mercato del lavoro, nel livello delle retribuzioni, collegato alla parità salariale e anche alla stessa parità contributiva. C’è una esigenza di richiamare un forte impegno perché non è possibile tollerare che il 25% delle donne sono costrette ad abbandonare il lavoro dopo la nascita di un figlio, perché continua ad essere dominante questo implicito tema che mentre l’uomo lavora la donna sia impegnata nei compiti di casa –  prosegue Sbarra sottolineando che una donna su quattro lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio, soprattutto nel Sud.
Iniziativa 8marzo SbarraDobbiamo far evolvere questa discussione e valutazione, anche attraverso maggiore protagonismo delle relazioni sindacali e della stessa contrattazione. La pandemia non ha fatto che peggiorare le cose.
Le donne sono state un baluardo molto forte, centrale, contro il virus, sia come lavoratrici in prima linea nelle scuole negli ospedali nelle aziende nelle imprese nei servizi, sia in famiglia nella cura dei genitori anziani. Ecco perché su questo ci deve essere un forte riconoscimento anche per mandare avanti il patrimonio di elaborazione di proposte che abbiamo costruito negli anni e che meritano di essere ulteriormente sostenute.
Dobbiamo investire di più” ha sottolineato ancora Sbarra. “Ecco perché il primo sforzo va fatto sui servizi sociali, a partire dagli asili nido pubblici. Oltre agli ammortizzatori sociali universali da estendere a tutti, al blocco dei licenziamenti fino alla fine dell’emergenza sanitaria, serve subito una riforma delle politiche attive per ricollocare le donne che perdono il lavoro. E serve più contrattazione per favorire la stabilizzazione delle donne e dei giovani, come prevede anche il Next Generation Eu, eliminando quel “gender gap” che penalizza nel nostro paese ingiustamente tante donne. Dobbiamo anche riconsegnare lo Smart working al perimetro delle libere ed autonome relazioni industriali”.  Sbarra ha invocato anche “tolleranza zero contro ogni forma di violenza, per sollecitare la giusta punizione dei colpevoli, più prevenzione, la protezione ed il sostegno delle vittime per accompagnarle nella ricostruzione della propria vita e della propria attività lavorativa”.
Ha poi aggiunto che “con il Recovery Plan abbiamo le risorse finalmente per una svolta sul lavoro, puntando sugli investimenti, sulla digitalizzazione, sulla transizione ecologica, sulla green economy. Non dobbiamo sprecare questa occasione. Sono risorse ingenti, forse irripetibili, che devono creare le condizioni affinché donne e giovani possano entrare e restare stabilmente nel circuito produttivo. Soldi che devono incidere e spezzare disuguaglianze sedimentate e riunire un Paese in tutte le sue componenti sociali. Questo è il “patto “forte che la Cisl chiede al Governo Draghi. Nessuno deve essere escluso dalla partecipazione ai processi di crescita e di sviluppo”. Ma per Sbarra inoltre occorre “creare affidamenti solidi al valore generativo della contrattazione. Alla diffusione, alla qualificazione della dimensione negoziale territoriale per favorire quanto più possibile una buona flessibilità organizzativa”.

 http://youtu.be/z12NsJkM7ZY  “Le donne hanno dimostrato di avere tanta forza, affrontando in questo ultimo anno vecchie e nuove sfide. Bisogna ripartire dal lavoro: un lavoro sicuro e di qualità” ha dichiarato dalla Daniela Fumarola, Segretaria confederale Cisl nel corso del suo intervento all’iniziativa facendo a sua volta riferimento ai dati emersi sull’occupazione femminile. 
“La crisi pandemica ha riportato l’occupazione femminile sotto il 50% rispetto al 50,1% a fine 2019, ma i divari territoriali ci descrivono un Paese diviso in due ancora prima della crisi. Perché questo 50% si componeva del 60,2% al nord e del 33,2 al sud. Credo – ha poi aggiunto, che si possa affiancare un’altra parola al lavoro cioè la parola forza, perché penso che le donne in questo anno abbiamo dimostrato tanta forza, hanno dovuto affrontare vecchie e nuove sfide a partire dalle inedite forme di lavoro, come la didattica a distanza, la cura della famiglia ma anche il dramma della perdita del lavoro, di un reddito che le ha costrette a dover accettare la necessità di dipendere economicamente dalla famiglia o dal compagno. Questa forza però non è inesauribile e va rinvigorita, quindi bisogna ripartire dal lavoro, come da tempo teniamo a sottolineare”. E ha ricordato come gli ammortizzatori sociali siano stati fondamentali “per garantire il reddito e tenere agganciate le persone al mondo del lavoro. Ma serve il lavoro, un lavoro sicuro, – ha precisato – il lavoro che noi abbiamo protetto con gli accordi che abbiamo fatto sulla salute e la sicurezza, accordi che abbiamo chiesto in questi giorni di aggiornare, per far diventare anche i luoghi di lavoro degli hub per i piani vaccinali. Ma un lavoro sicuro significa anche qualità del rapporto di lavoro che deve essere stabile, dove il part time e lo Smart working devono essere una scelta volontaria. Un lavoro ben contrattualizzato che tenga conto della necessità di rinforzare gli strumenti che devono agevolare la condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne. E in grado di trovare delle risposte appropriate alle problematiche che sono state vissute in questo anno tremendo. Lo Smart working è stato una opportunità ma è stato molto spesso anche un problema, per questo deve essere riportato all’interno del recinto della contrattazione. E bisogna contrattare nuovi diritti e nuove tutele a partire dalla distinzione del tempo di vita da quello del lavoro, dal diritto alla privacy al diritto alla disconnessione. Dalla necessità che il datore di lavoro fornisca dispositivi per realizzarlo e metta a disposizione anche un tempo per la formazione, alla individuazione dei carichi di lavoro con orari massimi e ben definiti, dal rischio, che deve essere assolutamente evitato, del burn out familiare. Sappiamo che esistono anche altre difficolta e problemi, esiste ad esempio il forte divario salariale tra uomini e donne. Le donne, a parità di incarichi e mansioni, continuano a guadagnare mediamente il 15% degli uomini. E per recuperare questo gap ci vorranno 257anni una enormità, circa 14mila euro La assoluta centralità e del valore della persona, da difendere, da promuovere, si realizza attraverso il lavoro. Oggi abbiamo la progettualità sociale e le risorse del Recovery plan per raccogliere questa sfida. Dobbiamo gestire la crisi insieme e insieme riprogettare il futuro di questo grande paese”.

Anche dalle pagine dei quotidiani ‘Conquiste del Lavoro’, la ‘Nazione Toscana’ e ‘Interris’  il Segretario generale della Cisl ha sottolineato la necessità di ‘invertire la rotta a tutti i costi’ sulle politiche per la parità di genere. 

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