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Cgil Cisl Uil al Premier Draghi: “Sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non si può prescindere dal confronto con il sindacato”

Pubblicato il 26 Apr, 2021

“Cgil, Cisl, Uil valutano l’importanza strategica del Piano di Ripresa e Resilienza quale strumento fondamentale per la ripresa del Paese, per aumentare l’occupazione in particolare giovanile e femminile e per ridurre i divari territoriali (Nord-Sud, aree urbane e aree interne e centro periferie). Infatti attraverso gli investimenti e le riforme inciderà profondamente sui processi economici e sociali e, anche sulla scorta delle indicazioni europee, si misurerà con le trasformazioni della digitalizzazione e della riconversione green. Per queste ragioni Cgil, Cisl, Uil considerano inadeguato il confronto finora avuto con il Governo in ordine alla definizione delle priorità strategiche, degli obiettivi e delle risorse del Piano stesso”. E’ quanto si legge in una nota unitaria di Cgil Cisl Uil in merito alle comunicazioni del Premier Mario Draghi alla Camera sul PNRR.”
“In primo luogo -proseguono le tre Confederazioni- si segnala che nel PNRR è stato predisposto uno schema di governance interistituzionale, a più livelli. In questo modello il ruolo delle Organizzazioni Sindacali non è esplicitato adeguatamente, né sono definiti e garantiti livelli di negoziazione, di confronto preventivo e di monitoraggio né sugli investimenti né sulle riforme.
Cgil, Cisl e Uil chiedono che le sei missioni, le sedici componenti e le tre azioni trasversali, diventino oggetto costante di confronto preventivo e di monitoraggio della “Governance partecipata” con il coinvolgimento sostanziale e non formale del Sindacato Confederale. Coinvolgimento che, con riferimento all’efficacia delle tappe in successione del cronoprogramma, al rispetto degli obiettivi generali e intermedi attesi con riferimento all’impatto economico, occupazionale e sociale, deve avvenire ad ogni livello attraverso approfondimenti strutturati e programmati sulle singole questioni, ben oltre la mera informativa. Ciò sia per una puntuale comprensione degli aspetti di dettaglio, che al fine di valutarne la concretezza e l’impatto economico e occupazionale. Inoltre molte delle numerose riforme – abilitanti, settoriali e orizzontali – avranno un impatto diretto sul lavoro, sulla sua organizzazione, tutela e creazione e inevitabilmente anche sulla contrattazione.
Per questo riteniamo che non si possa prescindere dall’indicazione, chiara ed esplicita, che su tali temi venga garantito preventivamente un confronto rafforzato e, se del caso, una negoziazione con le Organizzazioni Sindacali secondo uno schema che preveda ed istituzionalizzi la partecipazione alle scelte che hanno ricadute dirette ed indirette sul lavoro. Ciò vale soprattutto per le Riforme che riguardano i temi del lavoro e dell’occupazione, della pubblica amministrazione, della semplificazione, della concorrenza, delle politiche industriali e delle infrastrutture, dell’istruzione e formazione, della giustizia, del fisco, delle pensioni, della sanità e delle politiche sociali, anche attraverso la definizione dei LEP. 
È importante che nel Piano di Ripresa e Resilienza la riforma fiscale sia complessiva e ispirata al principio della progressività e del contrasto alle disuguaglianze. Inoltre occorre prevedere una più ampia base imponibile della nuova imposta personale e contemplare la diminuzione del carico fiscale anche sulle pensioni. È indispensabile integrare e rafforzare le misure finalizzate al contrasto dell’evasione e dell’elusione, fissando obiettivi di recupero. Per garantire efficacia e realizzazione delle riforme e dei progetti, riscontriamo la necessità che sia maggiormente qualificato e reso esplicito il legame e l’impegno con le risorse in termini di spesa corrente e di investimenti per aumentare l’occupazione a partire dal lavoro pubblico, rafforzando inoltre il governo pubblico sulle filiere e sulla specializzazione produttiva del Paese. Riteniamo utile garantire una forte sinergia con le risorse della coesione nazionale ed europea 2021-2027.
In questo senso sottolineano come il medesimo approccio di confronto, di partecipazione e di coerenza con i pilastri della strategia europea (coesione sociale, green e digitale), debba essere seguito anche per i progetti contenuti nel Fondo Nazionale complementare e per i fondi compresi nel programma Next generation EU.
Cgil, Cisl e Uil ritengono di prioritaria importanza, la regia e la cadenza temporale degli interventi. Si tratta di aspetti di particolare delicatezza dal momento che si è in presenza di un piano a scavalco di almeno due legislature con rilevanza intergenerazionale per dimensioni quantitative, straordinarietà d’impatto, dispiegamento temporale e che crea un ulteriore consistente stock di debito che erediteranno le generazioni future. Questa caratteristica lo eleva al di sopra delle parti e impone, anche per ragioni etiche, la scelta del metodo partecipativo, che sostanzi la più ampia assunzione di responsabilità e la più rigorosa continuità e finalizzazione.
Cgil, Cisl e Uil sostengono, altresì, la necessità che tutti gli interventi, anche di sostegno alle imprese, debbano prevedere alcune condizionalità per noi prioritarie, e segnatamente:
• la realizzazione di incrementi occupazionali, in particolare per giovani e donne;
• il riequilibrio delle diseguaglianze sociali e territoriali a partire dal Mezzogiorno;
• l’applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle OO.SS. maggiormente rappresentative a livello nazionale;
• le garanzie di trasparenza e legalità e di contrasto al lavoro nero e alla logica del massimo ribasso negli appalti;
• la realizzazione di investimenti sui temi della salute e sicurezza;
• la qualità della spesa. 
Infine riteniamo importante richiamare i principi di fondo della UE, soprattutto in merito al fatto che la trasmissione dei Piani deve avvenire a seguito dell’esame degli stessi con le Parti Sociali, aspetto che motiva le ragioni del Sindacato Confederale a dare la piena disponibilità ad essere interlocutore attivo e propositivo del Governo nell’attuazione di strategie di eccezionale importanza per la ripresa, la crescita e lo sviluppo del nostro Paese.
Per questo, -conclude la nota- considerata la delicatezza del momento, Cgil, Cisl e Uil ritengono che non può realizzarsi un cambiamento della portata del PNRR, prescindendo dalla concertazione, confronto e negoziazione assunti come metodo stabile e formalizzato con le Parti Sociali in tutte le sue fasi, comprensive della progettazione, della realizzazione e del monitoraggio degli esiti del Piano tempo per tempo”.  

Anche il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra,  si era espresso nel pomeriggio, a caldo, sul discorso del Premier Draghi a Montecitorio.  “È sicuramente un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza imponente, qualificato da una mobilitazione finanziaria e progettuale complessa che punta non solo al rilancio dei livelli economici, produttivi ed occupazionali ma alla rigenerazione del sistema-Italia. Valuteremo il testo con molta attenzione. È un impianto generale che condividiamo, ma che potrà dare frutti rapidi, equi e concreti solo se missioni, componenti e progetti verranno implementati in modo partecipato dalle parti sociali. Ecco perché chiediamo che si apra un tavolo di confronto strutturato e permanente con il Governo sui contenuti del PNRR per verificarne gli impatti economici-occupazionali ed operare nel segno della corresponsabilità sulle fasi realizzative dei progetti e delle riforme necessarie e attese da lungo tempo. Serve una governance che assegni anche alle rappresentanze sociali un ruolo attivo nelle fasi di attuazione degli interventi, nel monitoraggio sul rispetto dei tempi, sulla buona qualità della spesa e soprattutto per esercitare quelle flessibilità, anche contrattuali, necessarie ad accelerare i cantieri e le decisioni in ogni territorio. Questo, per noi, vuol dire concertare il cambiamento, assumendo responsabilità vera nella modernizzazione del Paese dentro una cornice di Patto Sociale per la crescita, il lavoro, l’innovazione e la coesione sociale”. 

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