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Il webinar dell’Università Cattolica e del Cnel sul Next Generation Ue. Furlan: “Occorre una ‘governance’ condivisa tra istituzioni e parti sociali. Nel piano italiano mancano le vere riforme: giustizia,P.A.,fisco,lavoro”

Pubblicato il 29 Gen, 2021

29 gennaio 2021- “L’Europa è cambiata profondamente, ponendo al centro la questione del lavoro e della persona come elementi determinanti per il nostro futuro. Nessuno di noi poteva immaginare uno o due anni fa che l’Europa avrebbe avuto questa svolta. Gli euro bond erano una idea di pochi affezionati europesti. Oggi sono una realtà”. Lo ha detto la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, al webinar organizzato dalla Università Cattolica del Sacro Cuore e dal Cnel su “Investimenti e lavoro nel piano “Next Generation Eu”.

“Il Next Generation Eu nasce da questa svolta positiva dell’Europa che bisogna ora sfruttare, utilizzando queste ingenti risorse in maniera opportuna in modo da non sprecare nemmeno un euro. Dobbiamo rispettare la missione che ci ha dato l’Europa negli investimenti per la crescita ed il lavoro. Le prime bozze del piano del nostro Governo erano insufficienti rispetto a questi obiettivi. Con le modifiche, gli investimenti sono diventati ora il 70% della destinazione delle risorse. Questo è un bene. Ma bisogna partire dalle nostre difficoltà croniche per capire come definire le vere priorità. Il nostro Paese ha ritardi importanti di competitività come sistema paese. Penso al divario tra Nord e Sud, alla digitalizzazione, ai problemi ambientali, alla enorme precarietà, all’abbandono scolastico. Abbiamo avuto negli ultimi anni un aumento spaventoso del livello di povertà, con una decrescita costante economica e produttiva”, ha sottolineato la leader Cisl. Nel prefigurare il nostro futuro non possiamo non affrontare queste difficoltà con determinazione. Il piano italiano è condivisibile sugli obiettivi, ma molto vago su queste questioni nodali. Le riforme appaiono solo nei titoli ma non si intravede il percorso su come realizzarle. Parliamo in particolare delle riforme della giustizia, della Pubblica Amministrazione, degli ammortizzatori sociali, delle politiche attive del lavoro e del sistema fiscale. Su questo siamo assolutamente indietro. Manca poi un aspetto vincolante nel piano: un crono-programma su come e quando si fanno le cose e come si monitora la realizzazione per garantire che le cose siano fatte nei tempi prestabiliti. Progetto per progetto bisogna sapere quali sono le ricadute, in termini economici, produttivi, sociali, occupazionali. Grande assente nel piano è poi la politica industriale. Non vengono indicati i settori, le filiere su cui puntare nella complessità della competizione globale. Per rendere attuativi i progetti è indispensabile una governance condivisa importante. Ci vuole un patto sociale, una volontà di insieme tra i Ministeri, i vari livelli istituzionali e le parti sociali come avvenne negli anni della concertazione con i Governi di Ciampi o di Prodi. Se c’è un momento in cui non si può prescindere da una alleanza tra i soggetti istituzionali e le parti sociali è proprio quello che stiamo vivendo per monitorare l’esecuzione dei progetti e correggere quello che non funziona. Dovremmo inviare a tutti i rappresentanti della politica l’ultima Enciclica di Papa Francesco, quando definisce le parti sociali “artigiani” del bene comune. Dobbiamo riempire il piano di ricostruzione del Paese con i valori della solidarietà, della giustizia sociale, della fratellanza, della partecipazione”, ha concluso la leader Cisl.

 

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