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Lavoro. Sbarra al convegno Cgil Cisl Uil: “Sicurezza questione nazionale su cui serve un fronte comune. Vogliamo un paese  senza vittime sul lavoro”

Pubblicato il 28 Apr, 2022


“I ritardi sulle bonifiche dall’amianto sono la fotografia di un Paese che ha storicamente sottovalutato le ragioni del lavoro sicuro, in favore di un modello che ha anteposto il profitto alla vita umana, ponendo per tanti anni donne e uomini di fronte al dramma di scegliere tra salute ed occupazione”. Lo ha detto oggi il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, nel suo intervento al Convegno Nazionale organizzato da Cgil Cisl Uil sul tema dell’amianto svoltosi al Cnel in occasione della Giornata mondiale della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e delle vittime dell’amianto. “Oggi sappiamo bene che salute e sicurezza sono legate saldamente, attraverso l’innovazione, alla qualità del lavoro, alla coesione, alla produttività ed alla sostenibilità ambientale e sociale. Direttrici che, non a caso, compongono buona parte delle linee politiche del PNRR”, ha aggiunto il leader Cisl. “La data di oggi è allora un’occasione preziosa per tenere alta l’attenzione sugli effetti devastanti che questo immobilismo sta causando nelle nostre comunità. A 30 anni dalla legge che lo ha messo al bando, l’amianto ha provocato anche lo scorso anno quasi 3000 decessi. Un devastante bollettino di guerra che noi dobbiamo assolutamente portare a zero. Lo impone l’Europa, che in una Risoluzione del 2021 ha imposto l’obiettivo della completa bonifica negli Stati Membri entro il 1° luglio 2025. Non ci sono più scuse per restare fermi. Abbiamo le competenze, le risorse e gli strumenti legislativi e tecnologici. Quello che oggi, unitariamente, chiediamo alle istituzioni è di mettere in campo anche la necessaria volontà politica”, ha sottolineato Sbarra. “Le questioni aperte sono ancora tante. La prima riguarda la mancanza di una mappatura certa ed omogenea delle casistiche sui territori. Con il risultato che, ammalarsi a Cuneo o Palermo può far la differenza tra la vita e la morte. Inaccettabile. Vergognoso. Incostituzionale. Bisogna rilanciare cure e ricerca, sorveglianza e vigilanza sanitaria. Occorre pensare ad un percorso condiviso di consolidamento del Fondo Vittime, conquistato dal sindacato nel 2007 ed alle tutele previdenziali rivolte alle vittime. Nel merito, chiediamo di elevare al 20 per cento l’assegno di indennità aggiuntiva per le vittime professionali e di innalzare l’una tantum per i malati non professionali a 15.000 euro. Inoltre pensiamo che i residui del Fondo Vittime non debbano essere trasferiti alla fiscalità generale, restando invece a disposizione delle persone malate. Al governo chiediamo di affrontare il problema nella sua complessità e non a comparti stagni. Un primo passo è quello di riattivare il Tavolo interministeriale guidato dalla Presidenza del Consiglio che, con la partecipazione dei rappresentanti delle amministrazioni locali, ha lavorato fino al 2017 in modo serrato e positivo. È urgente riprendere un confronto concertato e costruttivo per definire e attuare, insieme, misure organiche su tutto il territorio nazionale. Governo, Comuni, Regioni, parti sociali devono ritrovarsi in un perimetro comune e compartecipato per elevare la qualità del coordinamento ed intervenire su ogni territorio in un quadro strategico nazionale organico e coerente con il Piano Nazionale che abbiamo siglato nel 2018 e che è ancora colpevolmente inattuato. Altro punto cruciale è il necessario supporto e la promozione da parte delle istituzioni del percorso unitario di sensibilizzazione, informazione e consultazione che stiamo sostenendo in tutti i territori- ha aggiunto Sbarra. “La sicurezza resta per noi una questione nazionale. La prevenzione, la tutela della salute,  le bonifiche, l’ambiente, lo sviluppo e la crescita ben distribuita sono tutte facce della stessa medaglia, temi sui quali dobbiamo lavorare uniti, in maniera responsabile, coesa, concertata, per tenere insieme lavoro e produzione, diritti e tutele dei lavoratori, sicurezza e salute dei cittadini. La vita delle persone viene prima di ogni cosa. Per questo vediamo all’appuntamento di oggi non solo come una celebrazione, ma come un momento ulteriore di questo cammino, un’opportunità per continuare a costruire un fronte responsabile e comune di solidarietà in cui ragionare, organizzarci ed agire. Lo dobbiamo a chi non c’è più ed ai loro famigliari. Lo dobbiamo a noi stessi, alla dignità nostra e a quella di un Paese che vogliamo una volta per tutte senza vittime sul lavoro”.

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