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Siria. “Sulla strage di Aleppo non basta l’indignazione distaccata dell’Europa”

Pubblicato il 18 Dic, 2016

Roma, 22 dicembre 2016- “La Cisl sostiene la campagna dell’Unicef per proteggere i bambini di Aleppo. Con le bombe non si costruisce la pace”. Lo scrive sul suo profilo twitter la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlannel corso della giornata in cui viene lanciata la campagna social #AleppoDay per ribadire l’appello alla comunita’ internazionale sulla necessaria tutela dei quattromila bambini intrappolati ad Aleppo che rischiano di morire, molti dei quali orfani e senza famiglia.
Già in occasione della 102° giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato,  Furlan – in un articolo su “L’Unità” aveva scritto “A nulla sono valsi finora gli appelli accorati di Papa Francesco che ha più volte sollecitato i grandi della terra ad intervenire per porre fine ad un conflitto dove sono morte 400 mila persone negli ultimi cinque anni e costretta alla fuga la metà della popolazione siriana”‘ denuncia la leader della Cisl. “L’Europa rigorista e senza una “governance” illuminata preferisce chiudere gli occhi di fronte all’esodo biblico di migliaia di persone che fuggono dalla guerra, dalla miseria e dalle persecuzioni non solo in Siria ma anche in tanti paesi africani ed asiatici afflitti da conflitti etnici e religiosi, dove le donne e gli uomini sono spesso condannati a subire violenze terribili, mutilazioni, sfruttati nel lavoro a basso costo. L’Europa continua a dire “no” alle politiche di accoglienza ed alla tutela della vita umana, incapace di trovare una linea unitaria sul tema dei migranti e di una giusta ripartizione dei profughi”. Per la Furlan “il Governo Gentiloni ha fatto bene nel recente Consiglio Europeo ad esprimere la propria insoddisfazione nei confronti della politica delle frontiere chiuse che è alla base dell’accordo “monetaristico” con la Turchia. L’ Italia non può “arrangiarsi” da sola come sostiene qualche cancelleria europea, scaricando sul nostro paese l’onere di accogliere o addirittura di rimpatriare i profughi. Questa è una linea inaccettabile. Ecco perché dobbiamo fare una battaglia comune per la revisione del trattato di Dublino. Da lì bisogna ripartire, insieme al “migration compact ” per ridurre i flussi anche lungo la rotta mediterranea attraverso nuove intese, investimenti e progetti di cooperazione con i paesi d’origine e di transito. L’Europa deve ritrovare nel suo modello sociale e culturale, nei suoi principi originari, la chiave per una risposta forte e convinta a chi predica i populismi xenofobi”.

Ed è di oggi la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che approva l’invio di osservatori ad Aleppo per monitorare le operazione di evacuazione e riferire sulle condizioni dei civili.

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