Lavoro. Furlan: "Un 'patto sociale' sindacato ed impresa per contrastare le disuguaglianze e risanare l'economia"

FurlanFidenza 10 novembre 2017- "Il richiamo al valore etico ed alla centralità della persona che Papa Francesco ci ha trasmesso ci aiuta a ripensare costantemente al nostro ruolo nella società e ci spinge ad impegnarci ogni giorno con la consapevolezza della stretta connessione che esiste tra persona e lavoro". Lo ha detto oggi a Fidenza la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, intervenuta all'iniziativa dell'UCID di Fidenza e Parma su “Magistero pontificio ed il mondo del lavoro”. 

"Per la Cisl, la Dottrina Sociale della Chiesa costituisce un punto di riferimento imprescindibile nel giudizio sulla realtà sociale e rappresenta una preziosa piattaforma di orientamenti e di criteri condivisi”, ha aggiunto la Furlan. "Sappiamo bene quanto per imprese e sindacato sia difficile e complesso oggi operare in un contesto come quello attuale, dove l’economia ha privilegiato sempre più la finanza, dove si persegue il profitto a breve, marginalizzando il fattore umano e il valore del lavoro”, ha ricordato la Furlan. “Questo avviene anche a livello europeo, quando dobbiamo subire rigide regole che rispondono a politiche di austerità, che negano misure espansive per la crescita, che tradotto vuol dire meno benessere per le persone e le famiglie.
Lo sappiamo bene noi che ci sediamo ai tavoli per le trattative – troppo spesso per affrontare situazioni di crisi - quanto il lavoro sia considerato solo un “costo” e quanta fatica si deve fare per far comprendere che, invece, è un valore da sviluppare; dietro ai numeri degli “esuberi” si pensa troppo poco che ci sono persone, famiglie, uomini e donne che hanno diritto a un salario e a una vita dignitosa".

La Furlan ha anche ricordato le parole di Papa Francesco nella sua visita a Genova. “Non c’è buona economia se non c’è un buon imprenditore che conosce i suoi lavoratori perché lavora accanto a loro, lavora con loro, condivide le fatiche dei lavoratori e condivide le gioie del lavoro, la gioia di risolvere insieme i problemi, di creare qualcosa insieme. Se la vita nell’impresa è ispirata alla competizione, alla mitizzazione della meritocrazia, agli incentivi individuali si compie un errore anche economico oltre che sociale, perché legittima la diseguaglianza. Mentre invece l’impresa è prima di tutto cooperazione, mutua assistenza, reciprocità". Queste affermazioni del Pontefice, secondo la leader della Cisl, definiscono perfettamente lo spirito e gli intenti della partecipazione così come la intende la Cisl, perche' "la pratica della partecipazione e della democrazia economica sono la via maestra per definire gli spazi di condivisione tra il buon imprenditore e il buon lavoratore. L’affermarsi della partecipazione corrisponde all’indicazione più volte ripetuta da Papa Francesco che bisogna puntare a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. Di fatto, oggi, il modello distorto dell’economia globale che si è andato affermando ha lasciato indietro i principi di dignità della persona, di bene comune, di sussidiarietà e di solidarietà".

La leader del sindacato di Via Po e' tornata anche i dati sulla povertà che hanno raggiunto livelli davvero allarmanti anche nei Paesi cosiddetti sviluppati, per non parlare del Terzo Mondo e dei Paesi dove non si calcolano più le ferite, le ingiustizie, i conflitti e gli squilibri economici e sociali che si stanno producendo, troppo spesso nell’indifferenza di tutti. Per la Furlan "la tradizione cattolico democratica ha ancora molto da dire, in quanto esprime un pensiero forte e chiavi interpretative omogenee. Pensiamo ai temi della vita, al rispetto della dignità delle persone, ma anche ai temi dell’immigrazione, dei diritti dell’uomo, di una pace internazionale che si nutre della cooperazione e della lotta alla fame e alle ineguaglianze". La Segretaria Generale della Cisl ha infine lanciato un appello nel suo intervento. "Se oggi davvero vogliamo tutti – parti sociali, istituzioni, governi, popoli – che il bene comune sia l’obiettivo di un mondo più giusto, nel quale si superano i conflitti per raggiungere la vera pace sociale ed il benessere diffuso, occorre ripartire dai valori del lavoro, dalla sua dimensione umana, dalla sussidiarietà e solidarietà. Per queste ragioni non possiamo più aspettare. Proprio adesso è il momento di decidere e agire. Proprio ora che siamo all’inizio di una nuova rivoluzione tecnologica che coinvolge il mondo del lavoro e che rischia di creare nuova esclusione e nuova emarginazione. Dobbiamo scongiurare il rischio che la robotica, la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica rendano inutile l’apporto del lavoro umano. L'innovazione tecnologica deve servire l’uomo e non il contrario. La responsabilità del sindacato e del mondo dell’impresa, è impegnarsi insieme in un grande patto sociale per contrastare le disuguaglianze, uscire dalla crisi economica, recuperare i legami sociali insieme a un più ampio senso di appartenenza a una comunità”.

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