Aldo Moro. Quarant'anni fa l'assassinio dello statista. Furlan: "Uomo del dialogo e della responsabilità. Politica metta al centro gli interessi del paese"

Roma, 8 maggio 2018. "Bisognerebbe assumere come modello il senso di responsabilità, il rigore morale, la concretezza politica di Aldo Moro, in una stagione in cui abbiamo più che mai bisogno del massimo di unità nazionale e di coesione sociale per non sciupare i segnali di ripresa economica ed affrontare con autorevolezza i problemi cronici del nostro paese". E' quanto sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un intervento su Il Secolo XIX alla vigilia dell'anniversario dell'assassinio dello statista democristiano. "Ero molto giovane quando quarant’anni fa, il 9 maggio del 1978, fu ritrovato a Roma il corpo martoriato di Aldo Aldo, dopo cinquantacinque drammatici giorni di sequestro", aggiunge la leader Cisl. "Ricordo la reazione commossa che ci fu nella mia città a Genova ed in tante altre realtà italiane, la dimostrazione di unità di tutte le forze democratiche ed il ruolo centrale che ebbe il sindacato nei luoghi di lavoro e nella societa’ contro la sfida del terrorismo, portata al cuore delle istituzioni. L'assassinio terribile di Moro fu la spinta per l'impegno civile e sociale di tanti giovani della mia generazione", aggiunge l a Furlan. "Aldo Moro era un uomo che confidava nel dialogo costante tra le forze politiche e le parti sociali per affrontare i problemi del paese, vicino alle ragioni dei più deboli ed interprete dei grandi valori del cattolicesimo sociale e della tradizione popolare. Era convinto che bisognasse superare gli steccati della "guerra fredda" e far convergere su una comune linea programmatica tutte le forze politiche e sociali riformiste, pur mantenendo una sostanziale coerenza con le rispettive e differenti culture. Le Brigate Rosse lo uccisero proprio per questa sua visione responsabile ed inclusiva della politica che puntava, anche con il necessario “compromesso”, a risolvere i problemi della gente. Per questo oggi sarebbe necessario superare le divisioni e ripartire da questi valori, mettendo al centro il lavoro dei giovani, la lotta alla povertà, una riforma fiscale equa, una politica economica differenziata per il Sud, il bisogno di investimenti produttivi in infrastrutture materiali ed immateriali. Questa dovrebbe essere oggi l'agenda comune della politica: mettere al centro gli interessi generali del paese, rispondendo all’ultimo appello alla responsabilità del Presidente della Repubblica Mattarella che ha fatto presente in maniera ineccepibile sul piano istituzionale i rischi che il nostro paese corre a causa della prolungata fase di ingovernabilità".

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