“Di fronte alla morte di un ragazzo di 19 anni vogliamo prima di tutto esprimere il nostro profondo cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone che gli erano vicine. Quella di Kujtim Osmani è una tragedia che ci impone ancora una volta di interrogarci su quanto e cosa sia necessario fare per prevenire gli infortuni e proteggere i lavoratori e le lavoratrici, nella convinzione che la sicurezza sia sempre e comunque una responsabilità collettiva”. Lo dichiara Massimiliano Paglini, reggente della Cisl Belluno Treviso, all’indomani della morte, dopo due giorni di agonia, del giovane operaio precipitato dal tetto di un capannone a Motta di Livenza. “Non ci sono più giustificazioni – incalza Paglini – la sicurezza sul lavoro deve rappresentare la priorità assoluta da parte di tutti: istituzioni, parti sociali, imprese e lavoratori, in un impegno collettivo e concreto non più rinviabile”.
Una riflessione che trova conferma dai dati sugli infortuni mortali del 2026: l’ultima rilevazione Inail pone la provincia di Treviso al primo posto in Veneto per numero di decessi sul lavoro da gennaio a luglio, con 15 vittime, seguita da Padova (13), Venezia (11) Verona (10), Vicenza (9), Belluno (5), Rovigo (3). Un triste primato, numeri dietro ai quali si celano vite, volti, storie, e ai quali vanno aggiunti i nomi di Kujtim Osmani e di Livio Baldin, morto lo scorso 10 settembre schiacciato da un muletto mentre lavorava nell’area De’ Longhi, per un totale di 17 vittime sul lavoro in 9 mesi nella Marca.
“Sono numeri tanto reali quanto inaccettabili – afferma Paglini –, come Cisl chiederemo un incontro urgente al prefetto per mettere in campo tutte le azioni necessarie per fermare questo stillicidio: potenziamento dei controlli, investimenti per la formazione e la prevenzione, lotta alla irregolarità e alle precarietà del lavoro, che sono condizioni che mettono a rischio i lavoratori. Solo una cultura della sicurezza diffusa costituisce la premessa per attenuare questa escalation di vittime e incidenti”.
Nette anche le parole di Francesco Orrù, reggente della Filca Cisl Belluno Treviso, la Federazione dell’edilizia, del legno e delle costruzioni: “Aspettiamo che gli accertamenti facciano piena luce sulla dinamica dell’incidente e sulle condizioni di sicurezza presenti nel cantiere – dichiara Orrù – ma questa ennesima tragedia ci ricorda che sulla sicurezza non può esserci alcuna tolleranza. Formazione, prevenzione, utilizzo dei dispositivi di protezione e vigilanza devono essere considerati elementi essenziali, soprattutto quando si lavora in quota, condizione che presenta rischi elevati e che richiede il rigoroso rispetto di tutte le procedure di sicurezza, a partire dall’utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuale e collettiva. Serve continuare a lavorare sulla cultura della sicurezza. Quando si sale su un tetto o si lavora in quota, non ci possono essere sottovalutazioni del rischio: bisogna essere adeguatamente formati e utilizzare correttamente tutti i dispositivi di protezione previsti”.
Sul tema di prevenzione e informazione, proprio la Filca 5 anni fa ha avviato il progetto “Un segnale per la vita”, che consente di denunciare in maniera anonima, via whatsapp (al numero 329 8750902) e sul sito www.filcaveneto.it, situazioni di irregolarità e insicurezza nei cantieri e nelle aziende dell’edilizia. Dalla provincia di Treviso arrivano ogni anno mediamente 50 segnalazioni, facendo emergere situazioni di irregolarità nella formazione, nell’applicazione dei contratti e nell’eccessivo ricorso degli straordinari, ma anche la presenza di lavoratori in nero, l’utilizzo di attrezzature e mezzi vetusti e pericolosi come ponteggi e impalcature instabili o troppo vecchie.








