«Nella giornata di oggi abbiamo manifestato, insieme alle altre organizzazioni sindacali, alle istituzioni e all’intera comunità di Cassino, per denunciare un declino industriale che colpisce il territorio da oltre otto anni. Una partecipazione ampia e determinata ha visto cittadini e lavoratori dell’automotive uniti nella difesa del lavoro, con l’obiettivo di restituire prospettive, dignità e futuro a questo territorio». lo ha dichiarato il Segretario Generale FIM CISL, Ferdinando Uliano
«La situazione di Cassino è emblematica dei rischi che corre l’intero settore automotive in Italia e in Europa senza una mobilitazione forte delle coscienze e del mondo del lavoro. Questa è una battaglia simbolica per la difesa dell’industria: l’economia del nostro Paese e dell’Europa non può reggersi esclusivamente sul comparto della difesa.
La condizione dello stabilimento Stellantis di Cassino e delle aziende dell’indotto ha ormai superato ogni limite di sostenibilità. La produzione, come denunciamo da tempo, è ai minimi storici: il 2025 si è chiuso con meno di 20.000 vetture prodotte, mentre le stime per il 2026 si attestano intorno alle 13.000 unità. Un crollo drammatico se si considera che solo otto anni fa si raggiungevano le 135.263 unità con oltre 4.300 dipendenti.
Le ricadute occupazionali sono state pesantissime: oggi l’organico conta circa 2.000 unità. L’attività produttiva è ridotta a soli 5-6 giorni lavorativi al mese, con una presenza effettiva di circa 1.400 lavoratori, mentre 600 sono coperti da contratti di solidarietà. Dall’inizio dell’anno lo stabilimento è rimasto chiuso per lunghi periodi, totalizzando appena 16 giorni lavorati.
Questo crollo ha travolto non solo i lavoratori diretti, ma l’intero indotto. Sono già stati avviati licenziamenti collettivi in aziende come Logitec, Teknoservice e Transnova, mentre nella componentistica centinaia di addetti sono da tempo in cassa integrazione. Non possiamo accettare l’impoverimento economico e sociale di questo territorio: è necessario garantire un futuro a lavoratori, famiglie e giovani.
Il piano “full electric” promosso da Tavares ha fallito nei risultati. Gli impegni assunti da Imparato nel 2024 presso il Ministero del Made in Italy sono stati disattesi: nessun nuovo modello è stato avviato nel 2025 e non vi sono certezze per il 2026. Manca, ad oggi, una data concreta per l’avvio delle nuove produzioni.
Per questo, nel Piano Filosa – atteso per il 21 maggio – è indispensabile che Stellantis fornisca risposte chiare e verificabili: tempi certi per il lancio dei nuovi modelli, investimenti concreti e l’attivazione immediata di tutte le leve possibili per anticipare le produzioni, senza ulteriori rinvii.
Lo stabilimento di Cassino dispone di grandi potenzialità. La presenza dei marchi Alfa Romeo e Maserati rappresenta una reale opportunità di rilancio, che il nuovo piano industriale deve valorizzare con decisione.
Il nostro obiettivo è mettere in sicurezza il sito, sia sotto il profilo occupazionale sia in termini di prospettiva industriale. Un risultato che produrrebbe effetti positivi a cascata su tutto l’indotto e sull’intero territorio.
Se Stellantis considera Cassino un sito strategico, come dichiarato nei tavoli istituzionali, deve allora assegnargli la massima priorità nel Piano Filosa. Servono garanzie immediate su modelli, assegnazioni e tempi di realizzazione. Parallelamente, è necessario gestire l’emergenza attuale con interventi di breve periodo capaci di sostenere volumi e occupazione.
La mobilitazione di oggi punta a spingere il Gruppo verso scelte coraggiose per Cassino, che rappresenta oggi una delle principali emergenze occupazionali del Paese. È anche un appello forte alle istituzioni, dal Governo all’Unione Europea, affinché mettano in campo politiche industriali adeguate e risorse dedicate.
Abbiamo avanzato proposte anche per gli altri stabilimenti, puntando a una visione complessiva che metta in sicurezza l’intero sistema Stellantis in Italia. Tuttavia, è evidente che a Cassino si gioca una partita decisiva e non più rinviabile».





