Non autosufficienza. Fnp Toscana: dai dati di una ricerca, 6 su 10 fuori dal sistema pubblico, gli altri cercano soluzioni alternative

Firenze, 21 gennaio 2016. A otto anni dall’approvazione della legge toscana sulla non autosufficienza, le risposte offerte non soddisfano molte delle famiglie, tanto che solo in quattro casi su dieci si arriva alla presa in carico da parte del sistema pubblico; negli altri si cercano soluzioni alternative per far fronte ai bisogni che la condizione di non autosufficienza porta con sé. E’ il quadro che emerge da un’indagine su un campione di 600 anziani e da una serie di focus group con gli attori del sistema realizzata nella nostra regione dalla Federazione pensionati della Cisl Toscana, in collaborazione con la Fondazione Zancan. La ricerca è stata presentata stamani a Firenze nel corso di un convegno, a cui hanno preso parte l’assessore regionale Stefania Saccardi, la segretaria Cisl regionale Rossella Bugiani, il presidente della Conferenza Sociosanitaria Sud-Est Francesco Casini, il direttore della Società della Salute Firenze Andrea Francalanci, il segretario generale Fnp-Cisl Toscana Mauro Scotti, il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato e il segretario generale nazionale della Fnp, Ermenegildo Bonfanti. L’indagine ha coinvolto anziani, familiari, professionisti impegnati nell’accoglienza e nella presa in carico, decisori istituzionali e responsabili dei servizi per la non autosufficienza, volontari delle organizzazioni di volontariato impegnate nel settore. “Nella fase attuale di riorganizzazione complessiva del sistema sociosanitario toscano – è stato detto nella presentazione della ricerca - è necessario ripensare il sistema dei servizi territoriali di presa in carico, partendo proprio dai punti insieme che dovevano rappresentare la porta di accesso privilegiata del sistema, ma che di fatto svolgono una funzione molto diversa da quella prefigurata dalla legge regionale.” Nella graduatoria dei canali informativi si collocano infatti al settimo posto (11%) e rappresentano il presidio di accesso in poco meno di un terzo (31,6%) dei casi. Le criticità rilevate dall’indagine riguardano anche le risposte proposte (400 i piani assistenziali presi in esame) che sono state tempestive e in linea con quanto previsto solo per il 60,3% degli intervistati, tempestive ma parziali secondo il 25,1%, in ritardo a detta del 12,4%. E ancora: la legge prevede l’individuazione di un responsabile, con il compito di seguire l’attuazione del Piano come referente della persona e dei suoi familiari; ebbene, i rapporti con questa figura sono giudicati saltuari nel 51% dei casi e assenti nel 21,6%. Per quanto riguarda l’adeguamento del piano assistenziale all’evoluzione della situazione personale dell’anziano, soltanto nel 31% dei casi, con il passare del tempo, sono state previste modifiche rispetto alle risposte iniziali. Nel complesso, soltanto la metà degli intervistati si ritiene soddisfatto delle risposte contenute nel piano assistenziale, il 33,9% le giudica parziali, mentre il 10,2% le ritiene insoddisfacenti. “Su 100 situazioni di bisogno potenziale, soltanto 42 arrivano a concludere il percorso di presa in carico, con l’accesso agli interventi del sistema sociosanitario pubblico” dice il segretario generale della Fnp-Cisl toscana, Mauro Scotti. “Negli altri le famiglie scelgono di farsi carico della persona non autosufficiente, rivolgendosi a RSA private, a badanti o con un familiare che svolge direttamente la funzione di ‘care giver’”. Ciò accade, come evidenzia la ricerca, per molti e diversi motivi: perché mancano informazioni, perché la famiglia preferisce fare da sola, perché le risposte non sono ritenute adeguate, perché i tempi di risposta sono considerati eccessivamente lunghi. “E’ quindi evidente che il sistema va aggiornato, proprio partendo da un maggiore coinvolgimento dei familiari, che devono essere sostenuti, anche in considerazione del fondamentale apporto alla tenuta del sistema, che la ricerca conferma. Come abbiamo collaborato con la Regione per costruire questo sistema” prosegue Scotti “così siamo pronti oggi a dare il nostro contributo per aggiornarlo.” Quattro in particolare le esigenze sottolineate dalla Fnp: pensare forme di sostegno non solo per l’anziano ma anche per la famiglia e il care giver; riflettere sull’allocazione delle risorse, oggi concentrate quasi esclusivamente sulle situazioni più gravi; coinvolgere tutti gli attori del sistema, compresi i medici di famiglia; coinvolgere di più il mondo del volontariato, soprattutto con il ruolo di supporto alle reti familiari e al care giver.

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