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Fondo Nazionale per le Politiche Sociali ripartizione 2015

Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (FNPS), istituito dall’articolo 59, comma 44 della Legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica) e ridefinito dalla Legge 320/2000, è la fonte nazionale di finanziamento specifico degli interventi e dei servizi sociali alle persone e alle famiglie. Le risorse del FNPS, assegnate con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza unificata, sono ripartite tra il Ministero del lavoro e le Regioni.

Per il 2015 tali risorse sono state assegnate con il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pubblicato sulla G.U. Gazzetta Ufficiale n.165/2015. Rispetto allo scorso anno le risorse a disposizione delle Regioni hanno subito un leggero incremento passando per il Fondo politiche Sociali da circa 258 milioni di euro a 278 (l’importo complessivo del Fondo ammonta a 313 milioni considerando anche la quota di pertinenza del Ministero del Lavoro).
Per facilitare la lettura delle dinamiche di finanziamento la Cisl ha prodotto un'elaborazione della serie storica con la dotazione a partire dalla Legge di riforma 328/2000 ad oggi.
Per quanto concerne il Fondo per le Non autosufficienze, istituito con la Legge 27 dicembre 2006, n.296, per garantire l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali su tutto il territorio nazionale, la dotazione per il 2015 è fissata in 390 milioni per le Regioni contro i 340 dello scorso anno (400 milioni risulta l’importo complessivo). Si specifica che il 40% delle risorse disponibili deve ancora andare ad interventi e servizi per le disabilità gravissime, mentre è stato posto un nuovo limite del 10% della assegnazione per la predisposizione ed il rafforzamento dei punti unici di accesso, dei sistemi di valutazione e presa in carico.
L’impianto dei due Fondi risulta sostanzialmente analogo a quello del 2014 nel quale la ripartizione è accompagnata da una serie di indicazioni, concordate tra livelli istituzionali, tese a: favorire una programmazione regionale coordinata tra le due linee di intervento, orientare la spesa sulla base degli obiettivi di servizio, rafforzare il sistema informativo, prevedere un monitoraggio ed una rendicontazione più attenta degli interventi attivati.
Per l’effettiva e tempestiva erogazione delle risorse nazionali le Regioni adottano e comunicano al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la programmazione degli interventi che debbono integrare le risorse del Fondo per le politiche sociali con quelle per le Non autosufficienze e, per le realtà coinvolte nel Pac- servizi di cura, anche quanto attribuito agli ambiti territoriali per l’infanzia e gli anziani non autosufficienti.

Per la Cisl, pur trattandosi ancora di stanziamenti insufficienti gli orientamenti adottati vanno nella giusta direzione perchè prevedono una infrastrutturazione nazionale del sistema di interventi e servizi sociali, concordato tra tutti i livelli istituzionali, che sostiene e valorizza il ruolo degli enti regionali e territoriali e consente di sviluppare al meglio la contrattazione sociale di prossimità.
Si tratta però di assumere questa impostazione amministrativa e di darle una valenza politica coinvolgendo l’intero welfare sociale, individuando obiettivi, priorità, azioni e concentrando e riorganizzando su di esse tutte le risorse frammentate tra molti fondi nazionali di natura sociale. Famiglia ed infanzia, non autosufficienza e povertà rappresentano le aree prioritarie di intervento ,su cui avviare la definizione di livelli essenziali.
Nel testo del Decreto si anticipa la costituzione di un tavolo interistituzionale per l’elaborazione di un Piano nazionale delle politiche sociali, esigenza quanto mai necessaria se di effettiva riforma del sistema attuale ed esito di un patto sociale con le parti sociali.

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