Sardegna, 30 aprile 2018. Sarà vero 1° Maggio quando i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro finalmente rientreranno nei cicli produttivi e ai giovani sarà restituita la concreta speranza di poter realizzare, nella nostra isola e senza dover emigrare in altri stati e regioni, il loro progetto di vita. Ogni altra celebrazione di questo giorno – conquistato al prezzo di dure lotte e sacrifici da generazioni di uomini e donne – rischia di diventare un semplice rituale che non incide sulla vita delle persone. La disoccupazione è la vera prima grande emergenza della Sardegna. Da essa derivano, a cascata, tutti i problemi più urgenti, a cominciare dallo spopolamento e dall’abbandono delle zone interne, con le ricadute sull’ambiente che la desertificazione comporta. La crisi occupativa, inoltre, mette a dura prova la tenuta anche di molte famiglie sconvolte dalla precarietà e obbliga all’abbandono dell’Università promettenti studenti. La politica – quindi istituzioni, partiti, responsabili della cosa pubblica – devono farsi carico di questa emergenza prioritaria, dedicando alla questione-lavoro tutte le risorse necessarie a modificare radicalmente in tempi brevi la situazione, che rischia di compromettere ogni possibilità di sviluppo per la Sardegna, privata della sua principale ricchezza: la cultura e l’entusiasmo dei suoi giovani.
Pensioni. Fumarola al Consiglio Generale della Fnp Cisl: «Serve una riforma strutturale e un fisco più equo»
“Per troppo tempo l’invecchiamento è stato raccontato come una stagione di riduzione: meno ruolo, meno voce, meno spazio, meno possibilità. La realtà è diversa: i pensionati non sono un costo, non sono un peso, non sono una voce di bilancio da comprimere. Soprattutto,...






