Taranto, 6 aprile 2019 – “Il valore della Fim Cisl e dei suoi Rsu lo si è dimostrato nella trattativa, non abbiamo mai demandato a enti terzi la nostra responsabilità esercitandola in pieno”. Lo ha rimarcato, di fronte a delegati, attivisti e candidati al rinnovo delle Rsu/Rls nello stabilimento tarantino ArcelorMittal (in programma dal 10 al 12 aprile), il segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D’Alò. Occasione il lancio del pieghevole illustrativo (che sarà distribuito domani, lunedì 8 aprile a Taranto, a tutti i dipendenti, alle portinerie dello stabilimento ArcelorMittal) dell’attività svolta in questi anni dalla Fim Cisl Taranto Brindisi nelle fabbriche tra e con i lavoratori.
“Siamo un sindacato vero, coerente – aggiunge D’Alò – pronto a mettere in pratica quanto discusso ai vari tavoli. A differenza di altri, non ritorniamo sulle decisioni assunte con l’accordo e più che l’attività giudiziaria, promuoviamo il piena rispetto di tutto ciò che c’è scritto perché in quel testo, per chi lo ha almeno letto, c’è tutto. I lavoratori giustamente pretendono serietà. La stessa che la Fim continua a mettere in campo. E lo dimostra il lavoro quotidiano dei nostri delegati, con un crescendo costante di adesioni nello stabilimento ArcelorMittal, così come nelle altre aziende”.
“Un sindacato autentico”, lo definisce D’Alò “che non ha timore alcuno di presentarsi oggi dagli 8200 dipendenti dell’ex Ilva di Taranto a chiedere il voto. Siamo stati quelli – incalza – che mentre dovevamo portare a casa un accordo valido, venivamo attaccati dal presidente della Regione, con qualcun’altra sigla sindacale che gli faceva campagna elettorale, fino al punto di mettere in discussione le condizioni dell’accordo. Ma la cosa bella è che, proprio in questi ultimi giorni, loro stessi lesinano alla Regione Puglia i lavori socialmente utili con i cassintegrati di Ilva in AS. Praticamente sperano di ottenere quello che noi chiedevamo già sei mesi prima. Mezzo anno fa è tanto. Significava dare risposte prima, accelerando la ricollocazione delle persone nell’ambito lavorativo e abbattendo, quindi, la cassa integrazione prima. E non solo. Significava anche avviare le opere di bonifica con congruo anticipo. Non credo – dichiara il segretario nazionale della Fim Cisl – che sei mesi rappresentino un periodo relativo e trascurabile per una città come Taranto”.
Anni difficilissimi, sotto qualsiasi punto di vista, quelli trascorsi: di lotta, di sofferenza, di lunghi ammortizzatori sociali, di lavoro in condizioni precarie e una gestione ibrida dello stabilimento in cui l’amministrazione straordinaria a seguito del sequestro, non ha più risposto alle reali necessità del sito. “Siamo stati sempre affianco agli esuberi. Ora io mi chiedo – s’interroga D’Alò – con che faccia altre organizzazioni sindacali si possono presentare dai ragazzi dei tubifici per chiedere il voto, quando in più occasioni hanno suggerito ai vari tavoli di continuare a mantenerli in cassa integrazione, in quanto già abituati a questo tipo di ammortizzatore sociale, con tutte le conseguenze economiche legate. La Fim ha fatto ben altro. Anche in questo caso, abbiamo preteso in tutte le sedi che a pagare il prezzo più alto della vertenza Ilva non fossero i lavoratori ed in particolare solo quelli dei tubifici”.
L’ Ambiente e la Sicurezza. “È stato il punto cardine dell’accordo e della nostra attività sindacale. Mentre chi si divertiva a fare ricorsi, già persi in partenza a spese dei contribuenti, pretendeva di essere il porta bandiera dell’ambientalismo, ritardando nei fatti l’avvio dei lavori, noi continuavamo a chiedere che la copertura dei parchi minerali partisse con anticipo, ottenendo come risultato l’avvio dei lavori già durante l’amministrazione straordinaria. Nostra anche la volontà che il piano ambientale, alla stessa stregua di quello industriale – conclude D’Alò – fosse parte integrante dell’accordo perché la sua validità fosse ancor più legata alla realizzazione delle opere di eco compatibilità»”
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