“… come era già accaduto negli anni tragici del terrorismo, fu il mondo del lavoro a scendere in campo per sollecitare una risposta unitaria ed attiva di tutto il paese, senza distinzioni, di fronte all’attacco portato al cuore delle istituzioni democratiche dalla mafia. Un mese dopo la strage di Capaci, il 27 giugno 1992, centomila lavoratori giunsero a Palermo da ogni parte d’Italia, marciarono dietro le bandiere del sindacato per chiedere giustizia, legalità, sviluppo. (…) Lo sappiamo bene: la causa umana fondamentale di ogni forma di mafia è la miseria senza vie d’uscita. (…) E’ un errore pensare che la lotta per la legalità sia cosa diversa e separata da quella per la crescita sociale, per gli investimenti e per lo sviluppo economico. Il tempo di questa lotta è unico. (…) Bisognerebbe, insomma, ripartire in tutto il paese dalla centralità del lavoro, dalla sua dignità, la sua sicurezza, dalla lotta ad ogni forma di sfruttamento, spezzando quella rete di omertà, di ricatto che c’è in molti territori”
Lavoro. Fumarola al Consiglio generale della Cisl Lazio: «Serve una sede stabile di confronto per affrontare i nodi strutturali del Paese»
«Il decreto lavoro contiene elementi importanti, ma dobbiamo dirlo con chiarezza: non può restare un intervento isolato. Deve essere l’inizio. Il primo tassello di un percorso più ampio. Perché il nodo dei salari bassi, del lavoro povero, della qualità...







