Il provvedimento del Tar Puglia che ha bocciato l’aumento dal 30 al 50% della quota di compartecipazione a carico delle famiglie dei ricoveri nelle RSA, con effetto retroattivo, ha riaperto, di fatto, la discussione su un tema scottante che non può essere trattato in modo parziale e frammentato. La riforma della normativa che regola l’attività delle RSA e dei centri diurni, dopo il Covid, deve partire dalle maggiori garanzie da offrire agli utenti sotto il profilo della sicurezza e della qualità delle cure. Occorrono investimenti che riguardano le strutture e la qualificazione. Quantificazione del personale da parte dei gestori, delle cooperative e degli enti del terzo settore che denunciano, invece, rischi di chiusura dovuti in gran parte all’attuale stato di incertezza e alla carenza di programmazione. Serve una definizione chiara dei procedimenti di autorizzazione, di accreditamento, di monitoraggio e verifica, con la relativa tempistica vincolante, relativa a ciascuna fase. È necessario precisare le modalità di riconoscimento degli accordi contrattuali e della loro applicazione, da cui dipende una parte significativa della retta e quindi della tariffa secondo il criterio di un’equa remunerazione. Per tutte queste ragioni riteniamo urgente attivare un tavolo di lavoro come previsto dall’accordo “sanità e welfare” del 2 maggio scorso tra Regione Puglia e sindacati confederali che purtroppo, per responsabilità non certo del sindacato, al momento è disatteso nel confronto.
Governo. Fumarola: «Road map va costruita insieme all’apporto responsabile delle parti sociali. Coinvolgere ogni soggetto capace di dare un contributo costruttivo, a partire dal mondo del lavoro e delle imprese»
«Nel discorso odierno al Parlamento, la Presidente Meloni mette in fila le maggiori sfide del paese, definendo una road map che va costruita insieme all’apporto responsabile delle parti sociali. Salvaguardia e promozione del lavoro, politiche espansive dei redditi,...






