«È stato un passaggio cruciale nella storia economica nazionale, quando l’inflazione galoppante divorava il potere d’acquisto dei lavoratori e la stabilità economica del Paese. La Cisl scelse, con il governo Craxi e la Uil, la via indicata da Tarantelli: tagliare l’automatismo della scala mobile e introdurre una politica di anticipo e controllo delle retribuzioni per frenare la rincorsa tra prezzi e salari. Una decisione apparentemente impopolare, ma che invece fu pienamente compresa dai lavoratori, che si espressero contro il referendum abrogativo voluto da Pci e Cgil. Quella stagione, sfociata poi negli accordi del ’92 e ’93, ci ha insegnato l’importanza di guardare oltre gli interessi immediati per costruire un futuro più solido. Dobbiamo tornare a quel metodo, con una nuova e agile concertazione tra soggetti responsabili che punti a obiettivi comuni: una politica espansiva dei redditi, maggiore produttività, incremento del valore aggiunto generato dal lavoro, redistribuzione, innovazione tecnologica e organizzativa, formazione e apprendimento continuo». (…) «Credere nell’enorme potenzialità inespressa dal sistema produttivo in termini di ricchezza prodotta, incremento della qualità di processo e di prodotto, capacità di adattamento alle fortissime scosse determinate dagli eventi internazionali. Margini che possono essere colti se capitale e lavoro cominciano a remare insieme su target condivisi: buona flessibilità contrattata, salari di produttività, progresso tecnologico ben governato e legato a nuove competenze, innovazione organizzativa. Insieme dobbiamo contrastare il fenomeno del dumping contrattuale e darci regole chiare e pattizie di misurazione della rappresentanza. Insomma, ce n’è da fare un patto! E in questo accordo il governo non deve essere semplice arbitro: bisogna abbassare il costo dell’energia, promuovere e finanziare le politiche attive e il welfare, rilanciare infrastrutture materiali e sociali, che incidono anche sulla redditività d’impresa e sul salario reale delle persone». (L’intervista integrale)
«Contratti aziendali per salari più alti e meno tasse al ceto medio. Così si rilanciare il Paese» – ‘Il Tempo’



