«Marco Biagi era un giuslavorista che non si accontentava del diritto come sistema chiuso, autoreferenziale. Aveva una concezione del diritto del lavoro come strumento vivo, che deve attraversare la concretezza delle relazioni sociali e industriali.
Senza questo contatto con la realtà, ogni dottrina economica resta pura e fredda teoria. Il suo era un giuslavorismo “politico” nel senso alto del termine. Riguardava il modo in cui una società decide di organizzare i rapporti tra chi produce e chi lavora per generare salari più alti, maggiore competitività, sviluppo diffuso».
E’ quanto ha sottolineato oggi la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, intervenendo a Roma, presso il CNEL, al convegno organizzato da Adapt in ricordo di Marco Biagi, a 24 anni dal tragico assassinio, dedicato al tema della partecipazione dei lavoratori e articolo 46 della Costituzione. I lavori sono stati aperti da Renato Brunetta, presidente CNEL, hanno partecipato: Emmanuele Massagli, Presidente della Commissione per la partecipazione dei lavoratori; Ilaria Armaroli, Ricercatrice ADAPT ; Fabrizio Pancino, Responsabile Relazioni industriali Gruppo Hera; Laura Rocchitelli, Presidente e CEO Rold. Ha concluso il convegno Luigi Sbarra, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle politiche per il Sud
«Biagi aveva già capito, alla fine degli anni Novanta, che il mercato del lavoro italiano era strutturalmente inadeguato ad affrontare le trasformazioni in arrivo. Parlava di un sistema polarizzato dalla spinta tecnologica e dalla globalizzazione. Teorizzava la necessità di tutele per ogni tipologia contrattuale, non solo per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. Promuoveva relazioni industriali di prossimità, ritagliate sull’esigenza di ogni comunità lavorativa, di ogni territorio. E parlava di partecipazione: non come ornamento ideologico, ma come motore concreto di competitività e democrazia economica»ha aggiunto la leader Cisl.
«L’idea di Marco Biagi di un mercato del lavoro governato attraverso la partecipazione e non attraverso il conflitto permanente è ancora oggi un illuminato progetto politico. Perché l’unico modo per non subire trasformazioni di questa portata è governarle insieme. Sotto questo profilo, l’approvazione della legge 76 sulla partecipazione dei lavoratori è l’inizio di un percorso immaginato dai Costituenti quasi ottant’anni fa e mai attuato. Questa legge è stata possibile perché la Cisl ha fatto quel che la Cisl fa: dialogare, costruire, portare risultati concreti»ha aggiunto la numero uno Cisl.
«Praticare la partecipazione significa lavoratori con più voce in capitolo nelle scelte aziendali che incidono direttamente sulla loro vita professionale. Significa imprese più capaci di adattarsi ai cambiamenti, salari più alti, formazione più solida, sicurezza sul lavoro più presidiata. E significa la capacità di incidere su come il lavoro è strutturato, su come è organizzato. Entrare quindi nelle piccole aziende, ma anche nelle realtà attraversate da profonde trasformazioni tecnologiche e dentro algoritmi che gestiscono turni, valutazioni, carriere.
Alle imprese chiediamo di non guardare alla partecipazione come a un vincolo burocratico o a una concessione strappata dal sindacato. È un’opportunità competitiva. Al Governo chiediamo di collegare tutto questo a un accordo della responsabilità, che metta insieme formazione, produttività e redistribuzione della ricchezza generata», ha concluso Fumarola.














