Sono le famiglie nella maggior parte dei casi (88%) a farsi carico delle persone non autosufficienti; un impegno cresciuto rispetto a dieci anni fa (quando la percentuale era dell’81%) e che ha bisogno di maggiore sostegno, perché se lasciate sole le famiglie sono travolte dal punto di vista organizzativo, economico ed emotivo: in un caso su cinque infatti l’anziano non autosufficiente non è in grado con le sue sole risorse di far fronte ai costi dell’assistenza.
E’ il quadro che emerge dalla ricerca condotta dalla Fnp-Cisl Toscana su un campione di 334 anziani non autosufficienti, residenti nella nostra regione.
I risultati sono stati presentati da Francesca Ricci, dell’Ufficio studi Fnp-Cisl Toscana, nel corso di un convegno svoltosi ieri a Firenze ed a cui hanno preso parte Daniele Vignoli, ordinario di Demografia all’Università di Firenze; Andrea Francalanci, direttore Società della salute fiorentina Nord Ovest; monsignor Giovanni Nerbini, vescovo di Prato e delegato CET per i problemi sociali e del lavoro; Matteo Biffoni, presidente Terza commissione del Consiglio Regionale; Silvia Russo, segretaria generale Cisl Toscana; Anna Maria Foresi, segretaria nazionale Fnp-Cisl.
«Nonostante la presenza sul territorio di un sistema pubblico per la presa in carico – ha detto il segretario Fnp Cisl Toscana, Viviano Bigazzi – il bisogno di assistenza continua a crescere. L’invecchiamento della popolazione avrà come conseguenza inevitabile l’aumento dei bisogni: l’assistenza per la cura delle patologie croniche; l’aiuto nei casi di fragilità e non autosufficienza; il sostegno per il contrasto alla solitudine e all’isolamento sociale, in un contesto in cui giorno dopo giorno le reti di protezione familiare fanno sempre più fatica a sostenere le persone. Per questo, oltre al superamento delle criticità sopra delineate, il sistema va flessibilizzato e personalizzato, diversificando i servizi offerti, anche con la compartecipazione dei soggetti interessati. Così come è necessario mettere a sistema le opportunità offerte dal privato, in particolare dal terzo settore. Tutto ciò, ovviamente, richiede una riflessione comune, che porti ad una visione il più possibile condivisa fra tutti gli attori in campo».
Nella nostra regione gli over 65 non autosufficienti (dati ARS) sono oggi 85.600, 14 mila dei quali sono accolti in RSA, mentre dei restati oltre 70 mila sono le famiglie ad occuparsi. La ricerca condotta ha evidenziato un ruolo centrale e strategico delle famiglie nel supporto agli anziani: l’88.3% dei familiari è coinvolto direttamente nell’assistenza, il 37.4% offre sostegno economico. Nel 51.2% dei casi i familiari si dedicano all’anziano in modo assiduo e continuo e all’interno delle famiglie il ruolo di cura si conferma prevalentemente affidato alle donne: mogli, figlie, nuore, sorelle. Gli interventi pubblici sostengono il 41.6% del campione. Fra questi la tipologia più diffusa è l’assistenza domiciliare diretta; seguono il contributo economico (voucher), gli inserimenti definitivi in strutture residenziali, i centri diurni e, infine, gli inserimenti temporanei di sollievo.
Sempre secondo la ricerca il livello di gradimento per i servizi pubblici rivolti alla non autosufficienza è elevato all’interno del campione, in modo particolare per quanto riguarda i centri diurni, gli inserimenti temporanei e di sollievo e l’assistenza domiciliare. La maggior parte degli intervistati (58.4%) non beneficia di interventi pubblici di assistenza, perché la famiglia ha deciso di organizzarsi in maniera autonoma, perché ancora nel mezzo dell’iter previsto per l’accesso, oppure perché lamenta mancanza di informazioni, a cui si accompagnano difficoltà di accesso al sistema, difficoltà che provocano una sorta di effetto “scoraggiamento”.
Per quanto riguarda il sistema degli aiuti privati, il ruolo principale è giocato dagli assistenti familiari (badanti), a cui ricorre il 46.1% del campione. Nel 62.3% dei casi le badanti sono in convivenza, nel 27.9% sono impegnate tutti i giorni per alcune ore e solo nel 9.8% dei casi per qualche ora la settimana. Il ricorso alle altre modalità di aiuto a pagamento è più contenuto: il 10.5% delle famiglie ricorre ad operatori sociosanitari privati, il 7.8% ad infermieri privati.
Relativamente al sistema degli aiuti in gratuità, il 21.6% degli anziani riceve sostegno -seppure occasionalmente- da amici, vicini, conoscenti e l’8.4% è sostenuto dal mondo del volontariato. Il supporto che proviene dalle reti informali di aiuto riguarda prevalentemente la compagnia (80%); seguono l’accompagnamento all’esterno (35.6%) e la spesa, la cura della casa e la preparazione dei pasti (32.2%).
Non sempre gli anziani intervistati, pur disponendo tutti di un reddito proprio, sono in grado di pagare la spesa per l’assistenza, che mediamente si aggira intorno ai 1.200 euro mensili. Il confronto fra il reddito disponibile e la spesa sostenuta per l’assistenza evidenzia che per il 20% degli anziani intervistati il reddito a disposizione è inferiore al costo sostenuto per far fronte la propria condizione di non autosufficienza.
I risultati di oggi, messi a confronto con una precedente ricerca realizzata dieci anni fa dalla Fnp-Cisl Toscana in collaborazione con la Fondazione Zancan, evidenziano in primo luogo una crescita del ruolo delle famiglie. La percentuale di coloro che dichiarano di occuparsi del proprio familiare non autosufficiente è salita dall’81.3% all’88.3%; cresce anche il tempo che i familiari dedicano al supporto e alla cura dei propri anziani e aumenta la quota delle convivenze.
Arretra complessivamente il ruolo dei servizi pubblici, in particolare gli inserimenti definitivi in RSA (dal 12.7% al 9%) e l’assistenza domiciliare diretta (dal 21.3% al 15.9%); aumenta, per contro, la percentuale di anziani che ricevono un contributo economico (dal 7.5% all’11.7%), contributo che fra gli interventi pubblici è la modalità meno apprezzata all’interno del nostro campione.
Diminuisce la presenza di badanti all’interno delle famiglie, fenomeno questo riconducibile quasi interamente all’assistenza in convivenza. Fra gli aiuti a pagamento cresce il ricorso a badanti impegnate meno ore al giorno o qualche ora la settimana, il ricorso ad operatori sociosanitari privati, che sale dal 6.7% al 10.5%, e ad infermieri privati, dal 4.1% al 7.8%.
Il ruolo degli aiuti in gratuità, infine, si ridimensiona in maniera significativa, scendendo dal 32.6% al 21.6%. La flessione è imputabile in larga parte al volontariato “organizzato”, il cui ruolo di supporto agli anziani non autosufficienti scende dal 14.2% all’8.4%; tiene invece l’aiuto che proviene, seppure in maniera occasionale, dalla rete informale di amici, vicini e conoscenti.
La spesa media sostenuta dalle famiglie è aumentata del 20% in dieci anni, attestandosi a circa 1.200 euro mensili; l’area di sofferenza economica -calcolata raffrontando il reddito mensile disponibile dell’anziano con la spesa sostenuta per l’assistenza- si mantiene stabile, intorno al 20% del campione, ma si osserva un’erosione degli intervistati che dispongono di un reddito superiore al costo dell’assistenza (dal 43.3% al 38.8%).
La ricerca ha esplorato la situazione di un campione di 334 anziani residenti in Toscana in condizione di non autosufficienza, individuati fra gli iscritti alla Fnp, alla Cisl e fra coloro che si rivolgono alle sedi Cisl per avere informazioni e per utilizzarne i servizi. Il campione è stato costruito in modo proporzionale alla distribuzione degli anziani per provincia, con rispetto delle quote per genere e per gruppi di età. I questionari sono stati somministrati in modalità face to face fra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 quando possibile agli anziani, più spesso ai loro familiari e/o care giver.





