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Sardegna. Metalmeccanici, Fim Cisl, Fsm Cisl:«Su Sulcis Iglesiente serve un piano straordinario subito»

9 Aprile 2026 | Dai Territori > Sardegna

Sardegna. Metalmeccanici, Fim Cisl, Fsm Cisl:«Su Sulcis Iglesiente serve un piano straordinario subito»

9 Aprile 2026 | Dai Territori > Sardegna

Il Sulcis Iglesiente sta morendo in un “loop” di annunci e rinvii ministeriali. Questa mattina a Portoscuso la FSM CISL insieme alla FIM CISL Nazionale ha fatto il punto sulla situazione delle aziende metalmeccaniche del Sulcis – Inglesiente, una fotografia drammatica tra crisi che storiche che non trovano soluzioni e una situazione sociale drammatica con un PIL pro capite di soli 20.900 euro, a fronte di una media nazionale di 32.000 e la qualità della vita ferma all’ultimo posto in Italia.

All’iniziativa hanno partecipato oltre al Segretario generale della FIM CISL Ferdinando Uliano anche il Segretario nazionale FIM CISL Valerio D’Alò con delega alla siderurgia, il Segretario della UST CISL Sardegna Pier Luigi Ledda, il Segretario della UST Sulcis Antonello Saba, le istituzioni regionali con l’assessore all’industria Emanuele Cani, Il sindaco di Portoscuso Ignazio Atzori, Mauro Usai Sindaco di Iglesias e Presidente provincia Sulcis, Pietro Marittu Sindaco di Carbonia e Presidente del Consorzio industriale, oltre a vari sindaci del territorio e del Responsabile diocesano Antonio Mura.

Il leader FIM Uliano e il Segretario nazionale D’Alò, intervenendo: hanno denunciato come tutte le vertenze metalmeccaniche del territorio sono ormai da anni al palo. Lo stabilimento ex- Alcoa che produceva alluminio primario fermo dal 2012, ceduto alla SiderAlloys, non ha mai visto, nonostante le promesse, la ripartenza degli impianti attualmente lavorano a singhiozzo appena 60 lavoratori mentre gli oltre 300 lavoratori ex-Alcoa rimasti sono da anni in mobilità in deroga.

Mentre in Eurallumina impianto storico per la produzione di ossido di alluminio (allumina) nel polo industriale di Portovesme, si trova in crisi per lo più a causa del costo dell’energia e di problemi finanziari della proprietà. L’azienda conta un organico complessivo pari a 180 dipendenti diretti CCNL chimico e circa 30 lavoratori inquadrati con Contratto Metalmeccanico. Oggi le attività lavorative degli appalti metalmeccanici risultano prevalentemente svolte a spot, in relazione agli interventi con tutti i lavoratori che sopravvivono con gli ammortizzatori.

Stessa situazione alla Portovesme Srl. Lo spegnimento della linea zinco e il progetto “Black Mass” di Glencore ha visto un taglio occupazionale che porterebbe i lavoratori da 1.200 a soli 500 tra diretti e indotto.

La centrale a carbone “Grazia Deledda” di Portovesme avrebbe dovuto chiudere definitivamente il 31 dicembre 2025. Tuttavia, per garantire la sicurezza della rete elettrica sarda (in attesa del completamento di nuove infrastrutture come il Tyrrhenian Link. Nella centrale attualmente negli appalti Enel lavorano 6 aziende con contratto metalmeccanico per un totale di 261 lavoratori. Oggi nonostante la proroga sullo stop della centrale molte ditte d’appalto stanno già riducendo il personale o applicando la cassa integrazione a rotazione.

La FIM e FSM continuiamo a ripetere che il lavoro deve tornare ad essere la priorità assoluta per tutti rilanciare l’industria è fondamentale per la tenuta sociale ed economica del territorio”.

FIM e FSM CISL per bocca del Segretario generale FSM Marco Angioni e Giuseppe Masala FSM regionale hanno fatto una serie proposte ed azioni per rilanciare l’industria e il lavoro a partire dall’istituzione di un’Agenzia Regionale per l’Energia e la definizione di un mix equilibrato tra metano, idrogeno e rinnovabili.

“Vento e sole sono beni comuni – ha detto Angioni – e devono generare benefici diretti per i cittadini sardi, non solo profitti per le multinazionali”. Un pilastro fondamentale della strategia è il rafforzamento di Sotacarbo. Il centro di ricerca di Carbonia, eccellenza pubblica, deve diventare il motore della “Hydrogen Valley” del Sulcis, guidando la riconversione industriale attraverso l’innovazione tecnologica.

Sul fronte delle infrastrutture, la FSM CISL non accetta più rinvii sul dragaggio del porto di Portoscuso, fermo da 15 anni: un’opera vitale per sbloccare la competitività del polo industriale e favorire la nascita di un polo della cantieristica navale nel Mediterraneo.

Inoltre servono misure urgenti per neutralizzare la “tassa sull’insularità” causata dai costi ETS, che nel 2026 hanno raggiunto i 456 euro a tratta per ogni semirimorchio, affossando le imprese locali.

Chiediamo responsabilità – concludono Angioni e Masala- servono investimenti certi, clausole sociali negli appalti e una governance industriale vera. La Sardegna ha tutte le competenze per ripartire ma serve impegno e la volontà politica di decidere il nostro futuro”

tesseramento cisl

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