Incroceranno le braccia il prossimo 11 giugno le lavoratrici e i lavoratori del terzo settore socio-sanitario assistenziale a cui si applica il Contratto nazionale Salute, Sanità e Cura Confcommercio, stimati in circa 4.100 addetti. La giornata di sciopero nazionale, che segue la proclamazione dello stato di agitazione, è stata indetta dalla Fisascat Cisl a seguito dell’esito negativo della procedura di raffreddamento e conciliazione svolta il 10 aprile al Ministero del Lavoro, richiesta dalla federazione cislina a fronte del mancato avanzamento del negoziato per il rinnovo del Ccnl, scaduto il 31 dicembre 2024.
Alla base della mobilitazione la perdurante indisponibilità della controparte datoriale a riconoscere incrementi retributivi adeguati all’andamento del costo della vita e alla perdita di potere d’acquisto, nonché a definire soluzioni normative coerenti con le specificità professionali e con il contesto lavorativo di riferimento. In particolare, la Fisascat Cisl valuta insufficiente la proposta economica avanzata da Confcommercio Salute Sanità e Cura, inferiore agli indici inflattivi e distante dagli incrementi conseguiti con i principali contratti collettivi nazionali del settore, che registrano aumenti superiori al 10%. La comparazione tra Ccnl del settore di riferimento consegna un differenziale retributivo ad oggi di 600 euro annui.
Dopo mesi di infruttifera negoziazione, inoltre, l’associazione datoriale ha paventato l’intenzione di estendere l’ambito di applicazione verso la sanità privata, ipotesi giudicata dalla Fisascat Cisl non coerente con la priorità di rinnovare l’attuale impianto contrattuale vigente. Tale impostazione, secondo la federazione cislina, rischierebbe inoltre di produrre solo un dilatamento dei tempi con effetti negativi sui diritti e sulle aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori, in larga parte occupati con rapporti part-time e con una forte prevalenza femminile, impegnati in servizi essenziali rivolti alle persone più fragili.
«La proclamazione dello sciopero nazionale è una scelta necessaria a valle di un confronto che, ad oggi, non ha prodotto risultati concreti», ha dichiarato Daniele Meniconi, coordinatore dell’area della Fisascat Cisl. «Non è più accettabile che le lavoratrici e i lavoratori del comparto continuino a pagare il prezzo dei ritardi nel rinnovo contrattuale. Servono aumenti salariali adeguati, certezze normative e il pieno riconoscimento del valore del lavoro svolto in un settore strategico per il welfare del Paese».
Per la Fisascat Cisl il rinnovo del contratto nazionale rappresenta una priorità non più rinviabile, anche per contrastare fenomeni di dumping contrattuale e garantire condizioni di lavoro dignitose e omogenee nel settore, nel rispetto delle previsioni del Ccnl vigente.
Lo sciopero si svolgerà dalle ore 00:01 alle ore 24:00 dell’11 giugno 2026 e interesserà il personale impiegato presso associazioni, fondazioni, enti, istituzioni di assistenza e beneficenza e altre iniziative organizzate operanti nel settore assistenziale cui si applica il Ccnl Salute, Sanità e Cura Confcommercio. L’astensione dal lavoro sarà effettuata nel rispetto della normativa vigente nei servizi pubblici essenziali e delle prestazioni indispensabili.






