La Cisl esprime un «giudizio positivo» sul Dl lavoro. Così il segretario confederale Mattia Pirulli in audizione alla presso la Commissione Lavoro, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto n. 62 del 2026, recante “Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale”.
«Per quanto riguarda gli incentivi – ha detto – apprezziamo la ricalibrazione del bonus donne e del bonus giovani verso soggetti in condizioni di svantaggio. E’ una direzione che da tempo sollecitavamo». Tuttavia, ha proseguito, «restiamo convinti che queste misure fuori dal Mezzogiorno rischino di finanziare assunzioni che le imprese avrebbero comunque realizzato. Ci deve essere la possibilità di avere una maggiore capacità di selezionare i soggetti a cui indirizzare gli incentivi.
Chiediamo, quindi, di spostare il baricentro verso due direttive: il primo è il rifinanziamento dell’apprendistato con esoneri contributivi totali per le aziende che investono in formazione dei giovani; il secondo, gli incentivi strutturali per le aziende che adottano misure di conciliazione vita-lavoro mediante accordo sindacale, con meccanismi che garantiscano un utilizzo paritario fra uomini e donne.
L’articolo 6 va nella giusta direzione, ma l’incentivo alla certificazione deve essere agganciato all’accordo sindacale. Positivo anche il bonus Zes focalizzato su over 35 disoccupati di lunga durata, che è uno strumento coerente con l’approccio che abbiamo sempre avuto di collegare politiche del lavoro a politiche di coesione territoriale».
Sul tema del salario giusto «esprimiamo un giudizio complessivamente positivo sull’impianto – ha ribadito il sindacalista della Cisl – il decreto individua nella contrattazione collettiva lo strumento costituzionalmente riconosciuto per la determinazione del salario giusto, con espresso richiamo all’articolo 36 della Costituzione, come alternativa all’intervento legale con soglia minima.
L’adozione del criterio delle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentativa a livello nazionale è un riconoscimento del ruolo delle parti sociali che perseguono la buona contrattazione nel nostro paese ed è coerente con la nostra posizione consolidata e garantisce maggiore stabilità istituzionale rispetto ad altri possibili criteri».
Pirulli ha inoltre segnalato «alcuni elementi di criticità. Il primo riguarda il comma 3 dell’articolo 7: i contratti collettivi nazionali sottoscritti da soggetti non rappresentativi sembrano tenuti a rispettare solo il Tec, non anche la parte normativa. Questa previsione rischia di essere in contraddizione anche con quanto prevede il codice degli appalti. Serve una modifica che elimini questa contraddizione. Pertanto, noi chiediamo che al trattamento economico complessivo si aggiunga anche il termine normativo».
Ulteriore elemento su cui la Cisl esprime le proprie riserve è la parte relativa ai contratti scaduti: «Chiederemo di sopprimere il riferimento all’indennità di vacanza contrattuale e all’automatismo del 30% in caso di mancato rinnovo» ha affermato Pirulli.







