«La CISL valuta positivamente il protocollo sottoscritto tra il Dipartimento per il Sud e la Banca europea per gli investimenti per il sostegno agli interventi collegati alla ZES Unica del Mezzogiorno, considerandolo un passo importante per rafforzare la capacità attrattiva dell’area e consolidare una politica di sviluppo più stabile e organica». E’ quanto sottolinea la Confederazione di Via Po in una nota.
«L’intesa presentata oggi a Napoli conferma la necessità di sostenere con maggiore forza sia gli investimenti privati sia quelli pubblici nel Mezzogiorno, favorendo l’accesso al credito, la semplificazione amministrativa e il rafforzamento delle filiere produttive strategiche- aggiunge la Cisl – I dati forniti dal Governo confermano segnali incoraggianti: oltre mille autorizzazioni uniche rilasciate tra il 2024 e il 2025, circa 6 miliardi di investimenti attivati e decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, insieme al rifinanziamento della ZES con oltre 4 miliardi fino al 2028.
In un contesto internazionale segnato da profonde trasformazioni economiche, energetiche e geopolitiche, il Sud può inoltre rappresentare la chiave di volta per una nuova integrazione euro-mediterranea, rafforzando il ruolo dell’Italia come snodo tra Europa e Africa. In questa prospettiva, il Mezzogiorno è chiamato a svolgere una funzione sempre più centrale anche come hub energetico europeo», sottolinea ancora nella nota la Cisl.
«La ZES Unica deve diventare il perno di una strategia industriale, infrastrutturale e sociale di lungo periodo, capace di integrare nel Mezzogiorno coesione, innovazione, sostenibilità ambientale e buona occupazione.
In questa direzione vanno anche le proposte sostenute dalla CISL in merito al Bonus ZES relativamente alla necessità di riconoscere priorità ai datori di lavoro inseriti in filiere produttive strategiche o in programmi di sviluppo territoriale, rafforzando il collegamento tra incentivi e politica industriale. Allo stesso tempo, proponiamo di estendere la misura, ora limitata alle sole microimprese, alle aziende fino a 50 dipendenti, per ampliare l’impatto occupazionale dello strumento e coinvolgere realtà produttive maggiormente strutturate, capaci di generare occupazione stabile e qualificata.
In tutto questo il coinvolgimento della BEI e del sistema bancario è fondamentale, considerato che il credito rappresenta ancora uno dei principali ostacoli alla crescita del tessuto produttivo meridionale. La collaborazione tra istituzioni europee, sistema finanziario e politiche nazionali può contribuire a rafforzare competitività, reindustrializzazione e innovazione nelle aree a più alto potenziale di crescita.
Resta allora fondamentale accompagnare lo sviluppo con un forte investimento pubblico per ridurre i divari territoriali: infrastrutture, trasporti, reti energetiche, servizi pubblici, sanità, scuola e capacità amministrativa rappresentano condizioni indispensabili per rendere strutturale lo sviluppo del Sud» conclude la Cisl.







