«La legge di bilancio per il 2027 deve coprire i trentamila posti Ata vacanti, cancellando la norma che permette di assumere solo al posto di chi va in pensione, e rendere strutturali i posti nati con il Pnrr. Vuol dire stabilizzare i precari, a cominciare dal sostegno: i posti stabili sono 128 mila, l’anno scorso ne sono serviti quasi 275 mila. Il calo demografico può diventare l’occasione per avere classi meno affollate, più tempo pieno e mense, a partire dal Mezzogiorno. A una condizione: che i risparmi della demografia restino nella scuola, invece di trasformarsi in tagli agli organici».
Lo ha detto la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo oggi a Roma la Conferenza programmatica della Cisl Scuola, “Idee che danno forma al futuro”, dedicata a innovazione, intelligenza artificiale, nuove competenze e valorizzazione del mondo della scuola.
«Quello che succede nelle nostre città lo abbiamo letto venerdì sui giornali: quell’atroce coltellata sferrata da un ragazzo di tredici anni mentre provava a trasmettere tutto in diretta su un canale social. Alla professoressa Isabella Marsilio va l’abbraccio di tutta la Cisl, ma la solidarietà non basta. Solitudine e marginalità covano una violenza che colpisce chi educa e cerca approvazione pubblica su uno schermo. È un fallimento che comincia prima della scuola, nella famiglia, e nei valori che le comunità educanti faticano sempre più a trasmettere» ha aggiunto la leader Cisl.
«Il merito, prima di pretenderlo, si riconosce a chi la scuola la fa. La fa il collaboratore che apre il cancello quando è ancora buio, la segreteria che tiene insieme graduatorie, supplenze e rendiconti, il dirigente e il direttore amministrativo che rispondono di tutto, l’insegnante che non lascia indietro nessuno. I risultati ci sono, e portano la firma della Cisl Scuola. Nel 2025 gli abbandoni precoci sono scesi all’8,2 per cento, e l’obiettivo europeo del 2030 è stato centrato con cinque anni di anticipo. Eppure, ci ricorda l’Ocse, chi insegna alla primaria guadagna un terzo in meno degli altri laureati: quasi il doppio dello scarto medio dei Paesi avanzati. Un Paese che paga così chi educa i suoi figli sta dicendo quanto vale, per lui, il futuro» ha affermato Fumarola.
«Una buona scuola si regge sul buon lavoro di chi la fa: tempo per progettare, comunità professionali stabili, formazione continua, responsabilità riconosciute, retribuzioni europee. Tutto questo ha un nome: contratto. La parte normativa che si sta negoziando all’Aran è una vera infrastruttura sociale che apre spazi di crescita a una professione troppo a lungo appiattita. Oggi tutti ripetono che il contratto va rilanciato. Pochi ricordano che, quando firmare i rinnovi pubblici costava insulti, la Cisl li ha firmati tutti, più di una volta da sola tra le grandi confederazioni. Il primo aprile la parte economica l’hanno sottoscritta tutte le sigle: la strada era quella giusta. Ci auguriamo che la lezione resti», ha sottolineato ancora la numero uno Cisl.
«In due anni quasi duecentomila persone hanno lasciato il Paese, e tra loro tanti giovani che avevamo formato noi. Con poche culle e tante valigie, l’Italia sta diventando inadatta alle nuove generazioni, e se ne discute troppo poco. Da qui parte il Libro verde approvato lunedì dal nostro Esecutivo: più di cento proposte per un Patto sociale, costruite su tre pilastri: salari, formazione e partecipazione. Vi chiedo di portare quel testo nelle scuole e nei territori, perché diventi una proposta di tutti.»
Fumarola ha affrontato anche il tema degli studenti non italiani e del limite alla loro presenza nelle classi. «Sul tetto agli studenti non italiani nelle classi, la norma esiste già dal 2010 e in molte periferie resta non applicata a causa delle scarse dotazioni al sistema scolastico. Se il governo vuole applicarla, la prima cosa da fare è investire, assumere, stabilizzare docenti, tecnici, mediatori e operatori scolastici, rilanciare risorse e mezzi delle comunità educanti. Ma deve restare chiaro che la scuola è integrazione, inclusione, comunità d’incontro e di dialogo. Bene ha fatto il presidente Mattarella a ricordarlo. Guai a pensare di creare classi-ghetto» ha concluso la leader Cisl.











