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Caporalato. Fai Cisl: «10 anni di legge 199, necessaria ma non sufficiente»

29 Ottobre 2026 | Categorie ed Enti CISL

Caporalato. Fai Cisl: «10 anni di legge 199, necessaria ma non sufficiente»

29 Ottobre 2026 | Categorie ed Enti CISL

“A dieci anni dall’approvazione della Legge 199, dobbiamo apprezzarne i risultati sul lato repressivo ma riconoscere che sul lato preventivo resta ancora molto da fare. Quella norma era necessaria ma non sufficiente, e oggi gli interventi da mettere in campo per riconoscere dignità al lavoro agricolo riguardano ancora diversi fronti: lavoro regolare, abitazioni dignitose, trasporti sicuri, servizi accessibili, una politica migratoria capace di coniugare accoglienza, legalità e mercato del lavoro. Se manca uno di questi elementi, rischiamo di riconsegnare il lavoratore alla dipendenza del caporale”. Così il Reggente della Fai Cisl Antonio Castellucci commenta la ricorrenza dei dieci anni della Legge 199 contro il caporalato, promulgata il 29 ottobre 2016. “Alle istituzioni – afferma il sindacalista – chiediamo una programmazione degli interventi più tempestiva e condivisa con i territori, affinché ogni euro di sostegno all’agricoltura venga utilizzato al meglio. Rivendichiamo inoltre il ruolo fondamentale di prossimità del sindacato, perché è nei campi, nelle aziende, nelle periferie e nelle aree rurali che ogni giorno incontriamo, accanto a molte buone pratiche, anche tante storie di sfruttamento, disagio abitativo, difficoltà legate ai trasporti. Ecco perché servono decisioni condivise: la partecipazione non rappresenta un ostacolo, anzi è lo strumento con cui possiamo costruire, insieme, soluzioni più efficaci, concrete e durature, evitando ritardi e occasioni perdute, come avvenuto con il mancato utilizzo delle risorse del Pnrr destinate agli alloggi dei braccianti. Oggi dobbiamo dare piena attuazione alla Legge 199/2016 rafforzando i controlli, la Rete di lavoro agricolo di qualità, i servizi per il lavoro, la tutela di chi denuncia i caporali. Un ruolo centrale, infine, va riconosciuto alla contrattazione e alla bilateralità, essenziali per migliorare salari e condizioni di lavoro e per garantire sicurezza, formazione e competenze”.

“La crescita di tutto il settore agricolo, quale settore primario – conclude Castellucci – deve coincidere con la crescita della dignità di chi vi lavora, che significa anche tutelare le imprese sane. Ecco perché le risorse pubbliche, come quelle previste nella Pac 2028-2034 o dal recente Decreto Coltivaitalia, dovrebbero premiare solo le aziende che operano nella legalità. Un principio che va ribadito anche a Bruxelles, dove il 3 novembre manifesteremo, unitariamente con il sindacato europeo, per chiedere all’Ue di non cancellare la condizionalità sociale dalla futura Pac. Il principio da realizzare è chiaro: la dignità del lavoro non è un costo da comprimere, è il valore sul quale dobbiamo costruire la competitività della nostra agricoltura. Capace di produrre eccellenze e assieme crescita, diritti e inclusione”.

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