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Commercio. Gruppo Giochi Preziosi, cresce l’allarme dei sindacati per il futuro di centinaia di persone

2 Novembre 2026 | Categorie ed Enti CISL

Commercio. Gruppo Giochi Preziosi, cresce l’allarme dei sindacati per il futuro di centinaia di persone

2 Novembre 2026 | Categorie ed Enti CISL

Da un lato centinaia di lavoratrici e di lavoratori del Gruppo Giochi Preziosi coinvolti nella dismissione della rete commerciale, dall’altro soltanto tre operazioni di cessione andate a buon fine. Crescono le preoccupazioni di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per il futuro occupazionale del gruppo, dopo l’incontro nazionale del 27 ottobre con l’azienda, un confronto il cui esito è giudicato fortemente negativo dalle organizzazioni sindacali, che denunciano l’assenza di garanzie concrete per la salvaguardia dell’occupazione.
“Ma c’è di più – spiegano i sindacati – l’azienda ha dichiarato di non trovare funzionale il Retail. Ma scopriamo essere la controllante di una società proprio del medesimo ambito, Capriccio”.”Dopo mesi di confronto, continuiamo a registrare una distanza inaccettabile tra le dichiarazioni aziendali sulla volontà di salvaguardare l’occupazione e le scelte messe in campo”, affermano le sigle.
Il nuovo piano industriale, per i sindacati “del tutto assente e figlio di una logica di interessi finanziari e non di rilancio di una economia reale fatta di persone”, prevede la concentrazione delle attività sul wholesale. Per Filcams, Fisascat e Uiltucs, tuttavia, le prospettive di lavoratrici e lavoratori non possono dipendere da ipotesi future: occorrono impegni precisi sulle attività che saranno mantenute e sull’organizzazione del gruppo.
Particolarmente critica la situazione della sede di Cogliate, dove alcune lavoratrici e alcuni lavoratori di Giochi Preziosi Store subiscono sospensioni in cassa integrazione fino a 3 settimane al mese. Le organizzazioni sindacali denunciano l’assenza di risposte alle richieste di ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali e individuare possibilità di riassorbimento del personale. 
Di estrema gravità resta, però, l’affermazione dell’assenza di progettualità sul Retail. “I fatti evidenzierebbero una poco chiara reale intenzione aziendale: abbiamo appreso, infatti, che all’interno del perimetro aziendale ci sono realtà Retail come Capriccio, con un riferito andamento positivo e che rappresentano un’ulteriore dimostrazione di quanto sia contraddittoria e difficilmente comprensibile la scelta di abbandonare il settore, un’attività – solo questa – che conta 16 punti vendita e coinvolge circa 200 lavoratrici e lavoratori impiegati in diverse regioni del Paese”.
Una scelta che rischia di smentire la stessa logica di rilancio industriale e commerciale che avrebbe dovuto accompagnare il percorso di risanamento.”Non possiamo accettare che il risanamento dei conti si traduca in una vera e propria piaga sociale, in un pesantissimo dazio occupazionale per le lavoratrici, i lavoratori e le loro famiglie”, concludono.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 25 novembre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs chiedono un cambio di passo: non più rassicurazioni generiche, ma un confronto concreto sul piano industriale e garanzie per il futuro occupazionale. Intanto, le organizzazioni sindacali proseguiranno il confronto con lavoratrici e lavoratori per valutare le prossime iniziative, valutando anche ogni necessaria e opportuna azione da mettere in campo.

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