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Metalmeccanici. Electrolux, ridotti gli esuberi e scongiurata la chiusura di Cerreto d’Esi

4 Novembre 2026 | Categorie ed Enti CISL

Metalmeccanici. Electrolux, ridotti gli esuberi e scongiurata la chiusura di Cerreto d’Esi

4 Novembre 2026 | Categorie ed Enti CISL

Si è conclusa nella nottata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dopo due giorni di una lunga trattativa, la vertenza del Gruppo Electrolux, iniziata lo scorso 11 maggio con l’annuncio di un piano industriale riorganizzativo che prevedeva 1.719 licenziamenti, la chiusura del sito di Cerreto D’Esi nelle Marche e un forte ridimensionamento produttivo del 30%.

Un piano da noi definito “irricevibile”, anticamera di un processo di deindustrializzazione, che doveva essere radicalmente modificato.

L’accordo salvaguardia l’assetto industriale e occupazionale del Gruppo svedese in Italia e ne garantisce una prospettiva futura, come sottolineato dal Segretario generale della FIM CISL, Ferdinando Uliano, e dal Segretario nazionale FIM CISL responsabile del settore, Massimiliano Nobis.

La trattativa non-stop di questi due giorni al MIMIT ha permesso di compiere sensibili passi in avanti rispetto alle posizioni di partenza annunciate dalla multinazionale scandinava.

In primo luogo, sono stati ridotti in modo consistente i 1.719 licenziamenti dichiarati a maggio. Nello specifico, sono stati trasformati in incentivazione volontaria all’esodo per 902 lavoratori: 390 operai e 512 impiegati/quadri, al netto di Cerreto d’Esi e 16 operai R&D.

Un altro importante risultato raggiunto è la scongiurata chiusura del sito marchigiano di Cerreto D’Esi, prevista per il 31 dicembre di quest’anno. I lavoratori di Cerreto D’Esi resteranno dunque occupati nella produzione di cappe sino alla realizzazione di una nuova attività industriale nello stabilimento marchigiano.

Sul piano industriale e degli assetti produttivi, l’intesa definisce maggiore stabilità, garanzie e prospettive per i vari siti del Gruppo.

Infatti, l’accordo prevede che i volumi complessivi a regime nei 4 stabilimenti salgano del 30% rispetto a quanto prospettato inizialmente dall’azienda. Nel sito di Porcia si mantiene la produzione delle lavasciuga, scongiurando la delocalizzazione produttiva in Thailandia e impegnando la produzione per almeno 140.000 unità.

Vengono mantenuti nel nostro Paese gli enti di ricerca e sviluppo e dell’industrializzazione dei nuovi prodotti, impedendo processi di cessazione di funzioni aziendali. L’azienda investirà 100 mln di euro su prodotto e processo per tutta la durata del piano.

Sul versante della gestione dell’occupazione, gli assetti lavorativi saranno tutelati e mantenuti al netto delle uscite su base esclusivamente volontaria e incentivata.

Il piano prevede infatti l’erogazione di incentivi all’esodo e tiene aperta la possibilità di future riassunzioni. In accordo con il Ministero del Lavoro, si valuterà l’utilizzo del contratto di espansione in presenza del suo rifinanziamento.

La Fim valuta positivamente l’intervento richiesto a livello europeo del ministro Adolfo Urso per tutelare e rilanciare la competitività dell’intero settore dell’elettrodomestico, oggi particolarmente esposto alla pressione della concorrenza asiatica e dei costi energetici.

La mobilitazione sindacale ininterrotta sostenuta in questi 6 mesi è stata fondamentale per raggiungere l’ipotesi d’accordo siglata al tavolo ministeriale, per sostenere un piano di transizione che dovrà mantenere il radicamento industriale della produzione del bianco in Italia e sostenere l’intero settore dell’elettrodomestico.

Sono necessarie politiche industriali europee per mantenere competitivi i prodotti Made in Italy nei confronti della concorrenza asiatica.

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