Industria, portualità, commercio, servizi, pubblica amministrazione, università e ricerca. Cagliari concentra alcune delle principali risorse economiche e produttive della Sardegna, ma anche contraddizioni che riguardano il futuro del lavoro: crisi aziendali, precarietà, difficoltà abitative e problemi nell’accesso ai servizi.
Come trasformare queste potenzialità in nuove opportunità occupazionali e sviluppo duraturo? È la questione al centro della sesta tappa del percorso territoriale della CISL dedicato al Libro Verde.
Un confronto che ha messo in evidenza la necessità di guardare al territorio nella sua complessità.
«Cagliari presenta un sistema economico articolato, nel quale convivono attività e professionalità differenti, ma anche condizioni lavorative molto diverse – sottolinea Giuseppe Atzori, segretario generale CISL Cagliari –. Alla necessità di rafforzare le prospettive occupazionali si affiancano questioni concrete come la discontinuità del lavoro in alcuni settori, il costo delle abitazioni, la mobilità e le difficoltà di chi ogni giorno raggiunge il capoluogo dai comuni dell’hinterland. Dobbiamo riuscire a tenere insieme sviluppo economico e qualità della vita, perché le opportunità di lavoro possano tradursi in reali possibilità di costruire il proprio futuro».
«Cagliari deve diventare un territorio capace di trattenere competenze e attrarre nuove professionalità. Per farlo occorre mettere in relazione imprese, formazione, università e istituzioni, ma anche rafforzare la contrattazione territoriale e sociale e la qualità dell’occupazione. La crescita economica, da sola, non basta se non si traduce in opportunità stabili e in migliori condizioni di vita», aggiunge Atzori.
Tra i temi affrontati anche il futuro industriale e produttivo dell’area metropolitana. La vertenza Bekaert richiama l’importanza di preservare competenze, capacità produttiva e indotto, mentre il Porto Canale rappresenta una risorsa strategica da valorizzare attraverso una visione che integri portualità, logistica e attività industriali.
Proprio al porto, inoltre, il recente incidente ha riportato al centro dell’attenzione il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
«Quando un’impresa entra in crisi non perdiamo soltanto posti di lavoro, ma rischiamo di disperdere competenze e capacità produttive difficili da ricostruire. Dobbiamo continuare a difendere il lavoro esistente, ma anche imparare ad anticipare le crisi e costruire nuove opportunità. Cagliari e la sua area vasta hanno risorse importanti, a partire dal Porto Canale, dalle aree industriali, dall’università e dalla ricerca. Occorre metterle in relazione attraverso una strategia che tenga insieme industria, energia, infrastrutture e competenze» dichiara Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna”.
«È questo il senso del percorso che stiamo portando avanti con il Libro Verde della CISL: partire dai territori per costruire un Patto sociale regionale sullo sviluppo, il lavoro e le competenze. Abbiamo chiesto alla Regione di aprire un confronto per individuare priorità, responsabilità e impegni concreti. La Sardegna ha molte potenzialità, ma dobbiamo essere capaci di trasformarle in investimenti, lavoro di qualità e migliori condizioni di vita».
Ledda richiama anche la necessità di collegare gli investimenti alle politiche energetiche, al credito, alle infrastrutture e alla formazione, affinché le trasformazioni produttive non si traducano in nuove crisi occupazionali.
Sul fronte dei servizi, resta centrale il tema della sanità, tra liste d’attesa, carenze di personale e difficoltà della medicina territoriale.
La CISL indica così la necessità di rafforzare la capacità di programmazione e il confronto tra istituzioni, imprese e parti sociali, affiancando alla difesa dell’occupazione una maggiore capacità di proposta.
Perché il futuro di Cagliari e della sua area vasta non si misura soltanto nella tutela delle attività esistenti, ma nella possibilità di costruire nuove prospettive industriali, produttive e occupazionali.










