“A 40 anni di distanza dall’esplosione di Chernobyl e a 39 dal referendum che mise al bando il nucleare in Italia, guardando al futuro del lavoro e delle nuove generazioni, dobbiamo chiederci se quella scelta, condizionata comprensibilmente dall’emozione fortissima per la tragedia in Ucraina e per le sue povere vittime, ci ha dato davvero più sicurezza o ci ha reso soltanto più fragili.”
Lo scrive in un lungo post su Facebook, a pochi giorni dal tragico anniversario, il segretario generale Cisl Firenze-Prato, Fabio Franchi, invitando anche il nostro territorio a una riflessione comune che, alla luce pure dell’attuale crisi energetica, “non dimentichi il passato, ma abbia il coraggio di guardare al futuro con occhi nuovi e con la consapevolezza che la tecnologia odierna non è quella di quarant’anni fa”; perché “oggi abbiamo bisogno di un mix energetico che garantisca autonomia, sostenibilità e soprattutto costi accessibili” e “rimanere ancorati a quella scelta post Chernobyl rischia di condannarci a un declino industriale lento ma inesorabile”.
“Celebrare questo anniversario – conclude Franchi – deve spingerci a un nuovo patto per l’energia. Un patto che rimetta al centro il pragmatismo, l’innovazione e, soprattutto, il valore del nostro lavoro. Perché un’Italia più forte energeticamente è un’Italia dove il lavoro ha più valore, più futuro e più dignità.”
A questo link e qui sotto il testo completo dell’intervento del segretario Cisl: https://www.facebook.com/share/p/17V1L9Qc8H/
Ci sono date che restano incise non solo nei libri di storia, ma anche nella memoria collettiva. Il 26 aprile 1986 è una di queste. Ricordare Chernobyl oggi, a distanza di quarant’anni, significa riflettere con onestà intellettuale su come l’onda d’urto che ne seguì abbia deviato il corso dello sviluppo del nostro Paese.
Un anno dopo quell’evento l’Italia fece una scelta sul nucleare condizionata inevitabilmente dall’emozione fortissima per quella tragedia e per le sue povere vittime. Tuttavia, a distanza di decenni, come sindacato che mette al centro la dignità del lavoro e il futuro delle nuove generazioni, dobbiamo chiederci se quella scelta ci ha dato davvero più sicurezza o ci ha reso soltanto più fragili.
Spesso dimentichiamo che l’Italia, con le sue competenze, era all’avanguardia. Eravamo detentori di una tecnologia che esportavamo nel mondo, rinunciare a quel primato non è stato solo un atto politico, ma una ferita al nostro patrimonio di saperi. Abbiamo smesso di correre mentre il resto del mondo continuava a evolvere, trasformando la nostra eccellenza in nostalgia.
Oggi la sfida energetica non è più un dibattito accademico, ma una questione di giustizia sociale. Essere competitivi sull’energia significa proteggere le nostre imprese e, di riflesso, ogni singolo posto di lavoro. La guerra in Ucraina e le giuste sanzioni alla Russia, la guerra in Medio Oriente e il blocco del petrolio dal Golfo, le conseguenti speculazioni rendono l’Italia perennemente sotto schiaffo, dipendente da situazioni esterne e non siamo in grado, se non per il solare e il geotermico, di essere indipendenti energeticamente.
Pagare l’energia più dei nostri vicini europei significa non essere competitivi. In Italia il megawattora costa 108€ mentre in Francia costa 58€ in Germania e in Svizzera 38€ il che significa che il lavoro italiano parte con una zavorra che non merita e che le famiglie faticano il doppio o il triplo per sostenere i costi.
La Cisl da sempre si è attivata per stimolare la ripresa di un dibattito politico su come ridurre il gap negativo che abbiamo sul costo dell’energia. Per questo come Cisl Firenze-Prato crediamo che lo sviluppo del nostro territorio passi anche attraverso la lungimiranza delle scelte strategiche. Non si tratta di dimenticare il passato, ma di avere il coraggio di guardare al futuro con occhi nuovi e con la consapevolezza che la tecnologia odierna non è quella di quarant’anni fa; oggi abbiamo bisogno di un mix energetico che garantisca autonomia, sostenibilità e soprattutto costi accessibili. Rimanere ancorati a quella scelta post Chernobyl rischia di condannarci a un declino industriale lento ma inesorabile.
Celebrare questo anniversario deve spingerci a un nuovo patto per l’energia. Un patto che rimetta al centro il pragmatismo, l’innovazione e, soprattutto, il valore del nostro lavoro. Perché un’Italia più forte energeticamente è un’Italia dove il lavoro ha più valore, più futuro e più dignità.






