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Lavoro. Romani: “Concordiamo col ministro Orlando: rappresentanza e salario minimo non possano trovare alcuna regolazione senza passare dal confronto e dall’intesa con le parti sociali”


“Concordiamo col ministro Orlando sul fatto che materie delicate come rappresentanza e salario minimo non possano trovare alcuna regolazione senza passare dal confronto e dall’intesa con le parti sociali”. Lo dichiara in una nota il Segretario confederale della Cisl, Giulio Romani. “Anche solo paventare un’ipotesi diversa sarebbe gravissimo- sottolinea Romani- e non saremmo disposti a tollerarlo”. “Ci pare però che le parti sociali abbiano già stabilito quali debbano essere le regole per la misurazione della rappresentanza sindacale e che quelle regole siano state poi confermate da protocolli applicativi a cui partecipano anche Inps e Governo, attraverso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Resta da regolare la rappresentanza delle associazioni datoriali e ci auguriamo  che anche in quella direzione le imprese, che sono libere  anche di scegliere strade diverse per la regolamentazione che le riguarda, stiano provando a fare lo sforzo di trovare una soluzione unitaria. Quanto al salario minimo e alla relativa direttiva europea, non possiamo non ricordare che quest’ultima non attribuisce al nostro Paese alcun obbligo regolatorio, rientrando tra quelli in cui la contrattazione  garantisce una copertura ben superiore ai minimi richiesti dalla direttiva stessa.Va anche ricordato che la recente introduzione della normativa sul codice unico dei contratti consentirà al Cnel di eliminare dal proprio archivio centinaia di contratti inapplicati che contribuiscono ad alimentare la polemica sui cosiddetti contratti pirata, che sono un fenomeno grave ma di cui  la narrazione tende a sovrastimare gli effetti concreti, stante che i contratti stipulati da Cisl, Cgil e Uil interessano oltre il 90% dei lavoratori a cui si applica un contratto. E infine va tenuto presente che la legge già stabilisce l’obbligo per le imprese ad applicare i livelli salariali minimi previsti dai contratti di riferimento. Anziché invocare nuove leggi nel tentativo di invadere l’autonomia negoziale e contrattuale tra parti sociali sarebbe opportuno, dunque, far funzionare le regole esistenti, per esempio obbligando i datori di lavoro a dichiarare il contratto applicato e obbligando gli stessi datori a dichiarare le deleghe sindacali ricevute, sanzionando chi non lo fa e aumentando i controlli sulle elusioni contrattuali che sono il vero vulnus che danneggia i lavoratori. Si guardi, per esempio, ai part-time involontari che spesso nascondono il lavoro nero, ovvero alle disapplicazioni dei contratti dichiarati e applicati solo parzialmente o addirittura affatto”. “Il Ministro del Lavoro- conclude Romani- affronti in modo pressante il tema delle ispezioni, verifiche e controlli nei luoghi di lavoro necessari anche per fermare la lunga scia di sangue legata alle continue morti negli ambienti lavorativi ed eviti ulteriori eccessive interferenze legislative sul mercato del lavoro che quando sono arrivate non hanno portato nulla di buono”.

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