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Emilia R. Metalmeccanico, la crisi continua a colpire la Romagna: servono energia a costi sostenibili e vere politiche industriali

14 Ottobre 2026 | Dai Territori > Emilia Romagna

Emilia R. Metalmeccanico, la crisi continua a colpire la Romagna: servono energia a costi sostenibili e vere politiche industriali

14 Ottobre 2026 | Dai Territori > Emilia Romagna

FIM CISL Romagna: “Il nostro territorio è fatto di piccole e medie imprese, le più esposte a costi, credito e ordini in calo. Servono investimenti, tavoli che producano risultati e tutele per ogni lavoratore”

Dalle fabbriche di Cesena e Forlì ai tavoli ministeriali, la crisi del metalmeccanico continua a pesare sul lavoro in Romagna. Lo conferma anche il nuovo Report FIM CISL sulle crisi aziendali nel primo semestre 2026, secondo cui in Italia sono 105.228 i lavoratori coinvolti, in oltre mille aziende. Rispetto alla rilevazione di dicembre 2025, che ne contava 115.397, il dato scende di 10.169 unità. Ma non si tratta di una ripresa: il sindacato avverte che molti lavoratori, esaurito l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, vengono espulsi dal mondo del lavoro e non risultano più nei numeri della crisi.

Un quadro che non migliora

Le vertenze censite dal report sono 1.089 in tutta Italia e riguardano per circa due terzi aziende con meno di 50 dipendenti: segno che a soffrire di più sono le piccole e medie imprese, spesso inserite nelle filiere dell’automotive e dell’elettrodomestico. Dei 105.228 lavoratori coinvolti, 85.728 sono interessati da crisi di settore, 9.457 da crisi di carattere finanziario e 5.485 da crisi dell’indotto, a cui si aggiungono 1.975 lavoratori toccati da processi di delocalizzazione. Il Nord concentra la maggior parte dei casi, con 800 vertenze e oltre 70 mila lavoratori coinvolti, contro le 169 del Centro e le 120 del Sud. I settori più colpiti sono elettrodomestico, automotive, termomeccanica e siderurgia, mentre aerospazio, difesa e cantieristica navale vivono un periodo di crescita.

Le cause, spiega il report, sono comuni a quasi tutti i comparti. Il costo dell’energia per le imprese italiane è mediamente del 20-30% più alto rispetto al resto dell’Unione Europea, con punte del 40% rispetto alla Francia e del 60% rispetto alla Spagna. A questo si sommano i rincari record delle materie prime, il costo del denaro che per le piccole imprese può arrivare fino al 10%, la carenza di credito e il calo degli ordini. Nel primo semestre 2026, sottolinea il report, non si riscontra alcuna inversione di tendenza tale da recuperare la produzione persa negli ultimi tre anni. Tra le regioni più colpite figurano quelle ad alta industrializzazione, Emilia-Romagna compresa, soprattutto nei settori di macchinari e impiantistica, automotive, elettrodomestico e siderurgia.

La situazione in Romagna

“Il nostro è un territorio di piccole e medie imprese metalmeccaniche, molte delle quali lavorano per grandi gruppi e per filiere in difficoltà” – dichiarano dalla segretario FIM CISL Romagna -. “Quando un anello della catena si spezza, le conseguenze arrivano subito sui lavoratori e sulle loro famiglie. Per questo non possiamo permetterci di guardare alle crisi aziendali come a casi isolati: oggi stiamo seguendo vertenze e situazioni di forte preoccupazione in tutte le province della Romagna.”

A Forlì è centrale la vertenza Electrolux. Lo stabilimento è importante e fondamentale per la Romagna, e ciò che accade nel gruppo ricade direttamente sul territorio, a partire dall’indotto di componentistica, cablaggi, stampaggio lamiere e minuteria metallica, che subisce il ridimensionamento del settore del bianco. Il piano presentato a maggio prevedeva la riduzione di 1.719 addetti su 4.505, il taglio del 18% della capacità produttiva e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, con 170 occupati. Il nuovo piano illustrato al MIMIT il 5 ottobre prevede niente licenziamenti unilaterali, fino a 1.250 uscite volontarie e incentivate in tre anni e 90 milioni di euro di investimenti, con un progetto di reindustrializzazione e riqualificazione del personale per Cerreto d’Esi. Per la FIM CISL è un passo avanti rispetto al piano di maggio, ma non basta. Al prossimo incontro del 29 ottobre il sindacato chiederà un piano industriale concreto, che leghi investimenti, prodotti, volumi, competenze e occupazione.

La vicenda Electrolux si inserisce in una crisi più ampia del settore del bianco. Secondo il report, nel 2025 in Europa si sono vendute meno di 80 milioni di elettrodomestici, contro i 90 milioni precedenti al Covid, mentre la quota dei marchi asiatici è salita in pochi anni dal 14% a quasi il 50%. In Italia la produzione si è fermata sotto i 10 milioni di pezzi, ben lontana dai 30 milioni degli anni Duemila. Il ridimensionamento ricade direttamente sulle piccole e medie imprese dell’indotto, per le quali il sindacato chiede da tempo un tavolo di settore che finora è stato convocato una sola volta.

A Cesena è aperta la vertenza Flash Control, azienda metalmeccanica con circa 30 dipendenti per la quale il Tribunale di Roma ha dichiarato, con sentenza del 17 settembre, la liquidazione giudiziale. La mobilitazione è partita dopo l’assenza della proprietà al tavolo di salvaguardia occupazionale convocato il 9 settembre in Comune ed è sfociata nello sciopero e nel presidio ai cancelli del 21 settembre, proclamati unitariamente da FIM CISL Romagna, FIOM CGIL Forlì-Cesena e UILM UIL Cesena. La Regione Emilia-Romagna ha accolto la richiesta dei sindacati di aprire un tavolo di crisi per individuare gli ammortizzatori sociali e sostenere il reddito dei lavoratori. È inoltre arrivata la manifestazione di interesse di un’azienda del settore per l’affitto di uno o più rami d’azienda, che il sindacato valuterà con attenzione. “La priorità resta una sola: tutelare ogni lavoratore e ogni lavoratrice e garantire la continuità occupazionale”, sottolinea la FIM CISL Romagna.

Sempre nel cesenate resta da seguire con attenzione Sacim, storica azienda metalmeccanica con oltre cento anni di attività per la quale nell’ottobre 2025 è stata aperta la liquidazione giudiziale. Dopo l’esercizio provvisorio e l’asta, l’azienda ha una nuova proprietà: per la FIM CISL è ora fondamentale che siano garantiti la continuità produttiva a Cesena, i livelli occupazionali e le condizioni contrattuali dei lavoratori.

Il sindacato guarda inoltre con attenzione a Celli, Sacmi, Trevi e Soilmec, realtà importanti per l’economia e l’occupazione romagnola, per le quali le preoccupazioni riguardano l’evoluzione del quadro industriale e la tenuta occupazionale, soprattutto nell’indotto.

Le richieste della FIM CISL

Il sindacato ribadisce le richieste avanzate a livello nazionale. Servono interventi strutturali, e non una tantum, per ridurre il costo dell’energia, perché lo svantaggio delle imprese italiane rischia di metterle fuori dalla competizione internazionale nel giro di pochi anni. Servono fondi specifici per i settori industriali in transizione e un impegno concreto sulle oltre 50 vertenze storiche ferme da anni al MIMIT, a cui si sommano le decine di crisi territoriali che non arrivano nemmeno ai tavoli ministeriali. Va ripreso il tavolo di settore sull’elettrodomestico, convocato una sola volta in due anni nonostante la richiesta di FIM, FIOM e UILM del febbraio 2024. Infine, serve un confronto con il sindacato sull’impatto dell’intelligenza artificiale, perché una grande opportunità di crescita non si trasformi in una leva per ridurre la forza lavoro.

“Servono investimenti e politiche industriali da Governo ed Europa, e il costo dell’energia resta la priorità” – conclude la FIM CISL Romagna -. “Come FIM CISL Romagna continueremo a seguire ogni vertenza del territorio, insieme alle altre organizzazioni sindacali, con un obiettivo preciso: difendere il lavoro e mantenere in Romagna competenze, industria e occupazione.”

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