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Sardegna. Cisl: «Un giovane su cinque fuori da lavoro e formazione»

14 Maggio 2026 | Dai Territori > Sardegna

Sardegna. Cisl: «Un giovane su cinque fuori da lavoro e formazione»

14 Maggio 2026 | Dai Territori > Sardegna

In Sardegna continua a rimanere troppo elevato il numero di giovani che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in percorsi formativi. Un fenomeno che negli ultimi anni ha registrato segnali di miglioramento, ma che continua a rappresentare una delle principali fragilità strutturali dell’Isola.

È quanto emerge sia dal report del Centro Studi Giannetto Lay della CISL Sardegna dal titolo “Giovani, competenze e lavoro: la lunga transizione incompiuta della Sardegna” sia dagli ultimi dati ISTAT.

Nel 2024 i NEET tra i 15 e i 29 anni in Sardegna sono pari al 17,8%, un dato superiore sia alla media italiana (15,2%) sia a quella europea, che si attesta attorno all’11%.

Il fenomeno appare in miglioramento rispetto agli anni più difficili della lunga crisi economica, quando in Sardegna aveva raggiunto livelli vicini al 30%, ma continua a mantenere caratteristiche strutturali che non consentono letture rassicuranti.

«Il problema non è soltanto quanti siano i NEET – dichiara il segretario generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda –. Il problema è cosa ci stanno dicendo questi numeri sulla Sardegna. Ci stanno dicendo che il sistema continua a perdere giovani, competenze e capacità di costruire futuro».

Per la CISL Sardegna la questione giovanile non può più essere affrontata come un tema separato o settoriale. In una regione caratterizzata da crisi demografica, forte invecchiamento della popolazione, riduzione della popolazione attiva e debolezza del sistema produttivo, il rapporto tra giovani e lavoro diventa una questione strategica che riguarda il futuro stesso dell’Isola.

«Dove si riducono opportunità, servizi e lavoro qualificato, cresce inevitabilmente anche il rischio di esclusione formativa e occupazionale», sottolinea Ledda.

Il quadro territoriale mostra inoltre differenze molto marcate. Le aree interne e i territori economicamente più fragili continuano a registrare i livelli più elevati di inattività giovanile: Sud Sardegna 21,4%, Nuoro 20,4%, Oristano 18,1%, Cagliari 17,5%, Sassari 14,5%.

Per la CISL Sardegna questo tema non può essere letto separatamente dal quadro più generale delle competenze e dell’istruzione. L’Isola continua infatti a presentare livelli di istruzione inferiori alla media nazionale: solo il 56,8% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede almeno un diploma, contro il 66,7% italiano, mentre la quota di laureati nella fascia 25-39 anni si ferma al 25,3%, rispetto al 30,9% nazionale.

Persistono inoltre difficoltà significative nelle competenze di base, mentre la dispersione scolastica ed educativa continua a mantenersi su livelli superiori alla media italiana.

Secondo la CISL Sardegna tutto questo si intreccia direttamente con la struttura economica regionale: basso peso dell’industria, limitata presenza di filiere tecnologiche avanzate, forte frammentazione produttiva e ridotta capacità di assorbire occupazione qualificata.

«Il rischio – sottolinea Ledda – è alimentare un circolo vizioso: meno opportunità producono più emigrazione giovanile; la perdita di capitale umano riduce ulteriormente la capacità competitiva della Sardegna; una minore competitività genera nuove difficoltà occupazionali».

Per questa ragione il sindacato rilancia la necessità di costruire un vero Patto per lo sviluppo, il lavoro e la formazione, capace di mettere in relazione scuola, università, formazione professionale, ITS, politiche attive del lavoro e sviluppo produttivo.

«Il capitale umano è la prima infrastruttura strategica della Sardegna. Senza un investimento forte sulle competenze, sul lavoro qualificato e sulle nuove generazioni sarà difficile contrastare crisi demografica, spopolamento e debolezza produttiva – conclude il Segretario».

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